Quattro anni a Pyongyang

Lo ammetto: mi piacerebbe da morire poter visitare la Corea del Nord. Temo che però rimarrà un desiderio inappagato.
E allora, visto che mi sa proprio che la Corea del Nord non la vedrò mai, ci sono andato leggendo. Leggendo Pyongyang Blues, il libro di Carla Vitantonio, Add editore, 288 pagg, che racconta i quattro anni vissuti dall’autrice, tra il 2012 e il 20216, nella capitale nordcoreana, prima da insegnante di italiano all’Università poi da responsabile di un progetto di cooperazione internazionale. E Pyongyang Blues – va detto subito -, si è rivelato una gran bella avventura, piacevole e pure divertente.
E’ brava, Carla Vitantonio. Brava a rivivere senza sconti questa sua straordinaria esperienza. A iniziare dall’arrivo nella capitale nordcoreana, il sequestro del telefonino (agli stranieri viene concesso di utilizzare nel paese solo un cellulare antidiluviano collegato a una rete che permette di comunicare solo tra loro expat in Nord Corea…), l’affidamento al proprio “coreano personale” che ti seguirà sempre e comunque, risolvendoti anche i problemi della vita quotidiana per carità, ma il cui ruolo principale evidentemente è un altro…, la scoperta del quartiere diplomatico dove vivrà quattro anni in un appartamento della palazzina della ex ambasciata bulgara, le feste con gli altri expat, internet che funziona sì e no (più no che sì) e comunque è lento da morire, l’ammonimento a non usare lo stesso bagno del personale o degli studenti coreano all’università, il battezzare la capitale nordcoreana Rimini del Nord nelle mail “cifrate” con gli amici… E poi le scene di vita quotidiana, i film trasmessi sul maxi schermo della stazione ferroviaria, la scoperta da parte delle donne di Pyongyang della prima vetrina con i manichini per esporre abiti e accessori, i check point sempre e comunque, il gate 09 dell’aeroporto di Pechino dove ci si imbarca sul volo per la Corea del Nord, il concerto delle mitiche Moranbong, il gruppo musicale più amato da Kim Jong-un, la guida suprema della Repubblica Popolare Democratica.
A trent’anni dalla caduta del muro di Berlino, leggere come si vive oggi sopra al 38.mo parallelo non lascia certo indifferenti perché Carla Vitantonio racconta semplicemente, appunto, il come si vive. A lei non interessano – o comunque non qua, nello scrivere il libro – le dotte e ponderose analisi politiche, no. Lei ci dona i suoi occhi per farci vivere la Pyongyang quotidiana, la Pyongyang dei mercati dove trovare anche l’impensabile, la Pyongyang dei supermercati dove un giorno fai incetta di capperi e un giorno invece di cavoli perché funziona così, quel poco che quel giorno c’è lo compri in quantità come se stesse per scoppiare la guerra nucleare, la Pyongyang dell’acqua che spesso e volentieri non c’è.
E, ovvio (ma nemmeno troppo), leggendo Pyongyang Blues, il desiderio di visitare la Corea del Nord in me cresce pagina dopo pagina…
nb. Libro da leggere ascoltando le Moranbong che cantano le loro hit, i cui titoli, tradotti in italiano, suonano tipo “Il mio Paese è il migliore”, “Canto in lode del Partito”, “Noi seguiremo solo Te”, “Il suo grande nome è lo stendardo della vittoria”… Non scherzo: io le ho messe nella playlist del mio mp3.

(Guido Barella)

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