Quando i graniciari ordinavano “Stoj”

(articolo di Guido Barella pubblicato su Il Piccolo il 20 settembre 2003)
 
Se lo ricorda bene, quel giorno, Bruno Tomasi. Se lo ricorda bene quel giovane in ginocchio in mezzo alla piazza della Transalpina a implorare pietà, a pregare, a chiedere di far passare di qua, in Italia, i propri parenti. Davanti a lui il graniciaro freddo, impassibile. No, non ebbe pietà, il graniciaro. E gli sparò. E lo uccise. Era il 29 giugno 1949.
L’indirizzo dice via Foscolo. La villetta della famiglia Tomasi Rosso è proprio l’ultima: poi c’è una stradina a fondo cieco e quindi la rete. Di là, i terreni della stazione ferroviaria della Transalpina. La rete… «Ma prima ancora della rete, in quel settembre ’47, i titini spostavano avanti i paletti e io poi di notte li rispostavo più in là…» ricorda il signor Tomasi, al tempo membro della polizia civile a Trieste. La rete… «Prima i cavalli di frisia, poi il filo spinato, poi una rete un po’ così, infine quella che vedete adesso. E fra poco non ci sarà più nulla. E’ un’idea che mi piace – commenta la moglie -, magari vivere senza confine… Certo, ci farà un certo effetto non vedere più la rete però, chissà, forse ci fanno una bella pista ciclabile…»

La rete… Quante storie ha da raccontare questa piazza. E quante storie hanno da raccontare i Tomasi. Proprio lì, proprio a fianco alla villetta dove ora vive, c’era la trattoria di famiglia, «Trattoria al Confine» il suo nome. «Trattoria della Libertà» la ribattezzò quella coppia di romeni che nel 1981 saltò la rete. Prima lui, Otavian, scultore. Poi era il turno di lei, Anka, avvocato. Ma non ce la faceva, le mancava il coraggio. E loro, di qua, a fare il tifo per lei, dài salta, e lei che salta. Sono rimasti a Gorizia un po’, poi sono volati in Canada, Otavian e Anka. Ma ancora oggi si sentono al telefono con la famiglia Tomasi.

E in trattoria quanti pasti caldi, quante tazze di latte scaldate per i bambini di chi saltava la rete. Saltava e neanche si fermava, saltava e continuava a correre perchè non capiva che questa era già Italia. «E c’è stato anche chi – ricordano i signori Tomasi seduti nel giardino di casa – saltava la rete di cinta di casa nostra convinto che fosse questa la rete del confine italiano…»

«Stoj! Stoj!» «Alt! Alt!» Quante volte i Tomasi hanno udito i graniciari urlare quell’ordine secco. «Stoj! Stoj!» «Chissà più che anno era: quella ragazza voleva saltare di qua, ma i graniciari la fermarono: lei si accucciò a terra e il soldato la picchiò con il calcio del fucile». «Stoj! Stoj!» «Era una famigliola intera. Il padre saltò per primo, e con lui il bambino. Ma la madre no, la madre venne bloccata dai soldati. E il bambino era già di qua e piangeva, chiamava la mamma… Chissà che fine ha fatto quella famigliola». Chissà…

Adesso c’è una bandiera della pace che sventola nel giardino della famiglia Tomasi. E a tre metri c’è una rete che fra un po’ non ci sarà più. «Sarà un brivido, un brivido di piacere» commenta Mauro Gubana, già professore di educazione fisica e oggi gestore dello storico albergo ristorante Alla Transalpina. «Ricordo ancora il giorno in cui, per i festeggiamenti del Millenario della città, due anni fa, è stata tolta per la prima volta la rete nella piazza. Fu un’emozione straordinaria. Sono contrario ai muri d’ogni tipo, questa è l’ultima barriera rimasta e francamente non ha proprio più alcun senso. Dall’altra parte di questa rete non c’è più la Jugoslavia del primo dopoguerra ma la Slovenia di oggi. E il passo al quale stiamo per assistere, ne sono convinto, porterà grandi vantaggi anche per Gorizia, per tutta la nostra città».

Intanto, una troupe televisiva slovena sta intervistando proprio all’ombra della rete, il sindaco di Gorizia. La rete che non ci sarà più fa sempre più notizia. Ormai, di quei «Stoj! Stoj» nell’aria non c’è più nemmeno l’eco lontana. E chissà dove è finita quella ragazza kosovara che saltando la rete si tagliò a una mano e fu curata a casa Tomasi perchè rifiutò di essere trasportata in ospedale… 

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