Paros, l’eleganza delle Cicladi

(guarda il video di Marcopolo: www.youtube.com/watch?v=kldyiW9mSEI)

La Blue Star vira a sinistra ed entra nella baia. Pochi minuti ancora e il traghetto sarà arrivato in porto. Il portellone del garage inizia a scendere, chi deve sbarcare ha già recuperato le valigie e gli zaini, aspetta dietro la catenella. Ed ecco che, appena il portellone è

completamente calato, appoggiato ormai sul molo, Parikià ti appare davanti.

 Già, perché il molo è lì, proteso nella baia davanti al centro del capoluogo di Paros. Attorno al mulino che del paese è uno dei simboli, per pochi minuti è il caos, quel caos straordinariamente greco che si rinnova a ogni arrivo di un traghetto su qualsiasi isola. Auto che vanno e che vengono girando attorno alla rotonda del mulino, turisti a piedi che si guardano attorno per orientarsi, isolani che abbracciano i parenti, albergatori che aspettano i viaggiatori o che cercano nuovi clienti. Dura tutto meno di cinque minuti. Poi, la vita del paese ritorna a scorrere paciosa come sempre.

Ecco dunque Paros, Cicladi. Diciamolo subito, un’isola pressoché perfetta per il Pinguino. Non è né grande come Naxos (la sua superficie – 196 chilometri quadrati – è poco meno della metà della dirimpettaia), né minuscola come una qualsiasi tra le piccole Cicladi. E’ ricca di tutti i servizi (compreso un pronto soccorso). E’ tutto sommato vicina (quattro ore di nave dal Pireo, poco più di un’oretta da Mykonos, ancor meno da Naxos. E in aereo ci si mette ancora meno, in mezza giornata si è qua da qualsiasi città italiana) eppure, grazie al cielo, resta comunque lontana, meglio: “scomoda”, per i viaggi organizzati dai tour operator (l’aeroporto c’è ma ci arrivano solo i voli giornalieri da Atene: leggi questo articolo http://www.ilpinguinoviaggiatore.it/2013/10/laeroporto-di-paros-che-storia/) e più sotto in questo stesso post. Ed è, lungo i suoi 120 chilometri di costa, ricca di spiagge dagli scorci indimenticabili. Ma anche di angoli dell’interno capaci di strappare il cuore. Certo, non si vive la movida di una Mikonos, ma chi lo ha detto che questo è un difetto? Anche perché, in fondo, se proprio si vuole, una spiaggia-discoteca c’è anche qua. Una sola, ma c’è. Ci arriveremo.

Il capoluogo: Parikià

In piena estate Parikià vive il suo periodo di massimo affollamento e non è certo un’oasi di pace e silenzio come una Schinoussa o una Iraklià… Ma anche il “casino” agostano, a Paros, resta assolutamente vivibile, ben lontano e soprattutto ben diverso da quello anche di altre isole greche (per non parlare delle nostre località di villeggiatura). Se poi invece avete la fortuna di poter programmare la vacanza a giugno o a settembre, beh, allora ve la potete godere in tutta serenità, perdendovi tra le viuzze del centro storico, rilassandovi ai tavolini di un bar con in mano un frappè (quel beverone al nescaffè che in Grecia trovi ovunque e che chissà perché non è mai sbarcato in Italia: leggi qua http://www.ilpinguinoviaggiatore.it/un-frappe-ed-e-subito-grecia/) o lasciandovi coccolare dai dolci del panificio Ragoussis, a pochi metri dalla piazza vicina al porto.

Con il suo dedalo di viuzze lungo le quali si inseguono le abitazioni a “cubotti” bianchi per salire al Castro, o lungo il canale che scende dalla collina (sempre assolutamente asciutto: ormai è una strada) o per allargarsi dalla cosiddetta Market street e infine arrivare fino al lungomare, offre passeggiate serali piacevolissime e anche, diciamolo, bei negozi per lo shopping vacanziero, ma non solo: già, perché non mancano anche le vecchie botteghe pariote e sono assolutamente deliziose.

Passeggiate, shopping. E cultura. Perché a Parikià non si può non sostare alla Ekatontapiliani, la Chiesa delle cento porte (in realtà però non ce ne sono così tante!). La trovate appena fuori dal centro storico, al limite “interno” della grande e trafficata piazza-rotonda vicina al mulino. Oggi è uno dei templi ortodossi più importanti dell’intera Grecia insulare, meta di pellegrinaggi da tutto l’Egeo e attorno alla sua costruzione è legata una leggenda che dice molto sul suo valore: secondo quanto tramandato da alcuni testi, la Ekatontapiliani venne infatti progettata – siamo nel VI secolo: la chiesa venne però poi “ammodernata” dopo un terremoto nell’VIII secolo – dallo stesso architetto di Santa Sofia a Costantinopoli, Isidoro di Mileto, che lasciò poi la supervisione dei lavori al suo dicepolo Ignazio. Ebbene, a costruzione ultimata, Isidoro, geloso per l’ottimo lavoro svolto dall’allievo, lo avrebbe aggredito sul tetto della chiesa e lo scontro sarebbe finito tragicamente: entrambi caddero, sfracellandosi al suolo. Una scena rievocata alla base di due colonne che si trovano nel giardino di sinistra della chiesa, con Isidoro che si tira la barba in segno di pentimento e Ignazio che si tiene la testa rotta. La chiesa è aperta tutti i giorni dalle 7 alle 24 e ospita anche un piccolo Museo dell’arte bizantina, aperto dalle 10 alle 22 (ingresso 1,50 euro).

Se la Ekatontapiliani è il monumento di maggior pregio dell’intera isola, una visita – se siete appassionati – la merita anche il vicino, piccolo Museo archeologico aperto dalle 8.20 alle 14.30 (chiuso il lunedì e le feste nazionali, ingresso 2 euro).

In mezzo al paesino, poi, a picco sul lungo mare, il vecchio Castro veneziano. Non aspettatevi chissà che: molto più bella, affacciata sulla baia, la chiesa di Agia Eleni.

 Se la via del mercato è la più trafficata (a piedi, comunque: l’intero centro storico è interdetto alle auto, che peraltro nemmeno ci passerebbero!), piacevolissimo è comunque perdersi tra i vicoletti che si aprono qua e là, spesso anche poi tornando sulla via principale. Si entra così nella vita di tutti i giorni dei parioti, anche perché in centro sono pochissimi gli alberghi. Più numerosi invece i ristoranti, spesso ospitati nella grandi corti interne delle case: ne riparleremo. Poi, appena lasciato il centro storico, passeggiando sul lungomare verso sud si arriva a un mulino, oggi bar, in splendida posizione sulla baia. Verso nord, invece, sempre sul lungomare, si arriva alla zona degli alberghi. Ma sulla destra (poco dopo un supermercato che al piano superiore ospita gli uffici della Guardia costiera) si noterà anche un minuscolo sito archeologico, l’antico cimitero.

Ed ecco Naoussa

Osservando la carta geografica dell’isola, la baia di Naoussa si presenta come la porta d’accesso di Paros a nord, anche se in realtà al suo porticciolo vi approdano solo i pescherecci dei paesani e nel golfo vi getta l’ancora qualche nave da crociera perché la più ampia baia di Parikià – una decina di chilometri più a sud – le ha rubato la scena, forte del suo essere capoluogo. Resta però, Naoussa, un centro straordinariamente vivo e vivace, circondato tra l’altro da una lunga serie di spiagge assolutamente deliziose, sia di fronte, ovvero sul versante occidentale della baia, sia alle spalle, e quindi sul lato di costa che guarda Naxos. E, arrivandovi da Parikià, fermatevi al convento Logovardas, che vedrete sulla vostra destra (ci sono le indicazioni sulla strada): è visitabile dalle 10 alle 13 e dalle 18 alle 20, ma, attenzione, solo dagli uomini e solo se vestiti adeguatamente: no dunque a canottiere e calzoni corti.

Naoussa, dunque. Il paesino ha conservato – al di là dell’aspetto vagamente modaiolo che assume in estate (per carità, niente di lontanamente paragonabile a una Mykonos…) – una sua anima popolare, da borgo di pescatori quale è e lo ha fatto con eleganza. Il porto, il delizioso mandracchio veneziano cinto da un muretto che porta alle rovine di una fortezza, d’epoca veneziana anch’essa, le chiesette che sbucano qua e là nei vicoli, la grande chiesa di Panagia che domina la baia tutta, la piazzetta interna al limitare del centro con la chiesa di Pantànassa e i vicini museo etnologico (piccolo e delizioso, sul lato della piazza che guarda la via di circonvallazione dove si parcheggiano le auto) e del folclore, situato invece leggermente a monte della piazza (ma quest’ultimo noi l’abbiamo sempre trovato chiuso!).

Se poi si ha la fortuna di essere da queste parti in occasione di una delle due grandi feste estive guai a perderle. Il 2 luglio infatti si celebra l’annuale Festa del vino e del pesce mentre la seconda – di regola il 23 agosto, ma verificate – ricorda la Liberazione dei turchi: in un’atmosfera assolutamente coinvolgente, tra fuochi accesi in riva al mare e il roteare di fiaccole da parte dei giovani che entrano nel porto sulle barche nel buio della notte, si assiste, su un palco allestito nell’area davanti al porto, alla rievocazione della vittoriosa lotta dei parioti, guidati dal marinaio Barbarossa, contro i turchi occupatori.

Gli altri centri sull’isola

Se Parikià e Naoussa sono i centri principali dell’isola, lungo la costa (e all’interno) sorgono numerosi altri villaggi, alcuni dei quali peraltro vivono davvero soltanto in estate.

E allora ecco un tour lungo la costa dell’isola in senso antiorario, ricordando che le distanze e le asperità da superare sono tali che per i più sportivi è sufficiente noleggiare uno scooter (ma se si è in due meglio sia un 150 di cilindrata) altrimenti una piccola utilitaria va benissimo (possiamo suggerirvi l’Autoparos Car rental, di Ioannis Pavlis, telefono cellulare 00306977173634, mail pavlis@autoparos.gr , parla anche un po’ di italiano).

Partendo verso Sud da Parikià, dopo appena una manciata di chilometri, sulla sinistra le frecce indicano la Valle del Farfalle. La strada sale sulle pendici del monte Profetas Ilias raggiungendo anche un bel monastero, il moni Christou tou Dasous: la vista da quassù è spettacolare, a destra si domina la baia di Parikià, mentre di fronte e a sinistra si abbraccia tutta Antiparos (http://www.ilpinguinoviaggiatore.it/2011/12/antiparos-anti-doto-allo-stress/). E proprio lì sotto, a Pounda, si prende il traghettino per Antiparos mentre le spiagge che si sviluppano qua sotto sono il paradiso dei surfisti e dei kiters. Ma torniamo sulla strada principale che corre tutt’attorno all’isola. Proprio all’altezza dell’aeroporto, quell’aeroporto cui abbiamo già fatto cenno, a sinistra troverete le indicazioni per una singolare area espositiva: il signor Benetos Skiadas (mpenetos@gmail.com, telefono 22840-91391/91127; mobile 6972246291), ha infatti realizzato nel grande giardino di casa una sorta di Cicladi in miniatura http://www.benetos-skiadas-folkartist-paros-gr.com/ oltre a una collezione di navi in miniature costruite da lui stesso. Lui, il signor Skiadas, è un pescatore in pensione e qua dentro ha messo tutta la sua passione per la terra in cui vive, per il mare che la circonda e per il lavoro con le mani. Il risultato può sembrare in qualche momento un po’ ingenuo ma è sicuramente interessante e curioso e vale la pena visitarlo: dal primo maggio al 30 settembre è aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 14.

Ed è così che si arriva ad Aliki, sulla costa meridionale dell’isola: nasce come borgo di pescatori e i porticcioli che si trovano lungo la sua costa lo testimoniano, ma è diventato ormai un (tranquillo) paese di seconde case. Tre chilometri all’interno ospita poi un altro “moni”, questa volta femminile, il convento di Agioi Theodhori le cui suore si mantengono tessendo lavori su commissione. Una curiosità: le monache seguono il calendario medievale ortodosso (calendario giuliano) e non quello gregoriano.

Superata la punta meridionale dell’isola, la strada risale quindi costeggiano la costa orientale dell’isola, che guarda a Naxos. Si susseguono numerose spiagge (delle quali parliamo in un altro post) fino ad arrivare praticamente a metà dell’isola dove si incontrano alcuni paesini davvero carini, da visitare. Il principale è Marpissa, a una manciata di chilometri dalla costa raccolto attorno a un colle. Il consiglio è di lasciare la macchina lungo la (brutta) circonvallazione, magari nei pressi dei tre mulini – purtroppo in stato di abbandono – situati vicino alla fermata dei pullman. Come in mille altri paesini greci l’ideale è a questo punto immergersi tra le viuzze che si rincorrono tra le piazzette con i bar. Ma una sosta la merita il piccolo Museo del folklore aperto in estate dalle 11 alle 14 e dalle 18 alle 22 (giorno di riposo il martedì) dove troverete un ragazzo del paese che vi illustrerà gli oggetti conservati con grande passione. Proseguendo poi la passeggiata (e noterete anche alcuni murales sui muri delle case) si arriva in cima al colle dove si trova una chiesa e il centro civico.

Straordinariamente delizioso è poi un altro villaggio vicino, assolutamente sconosciuto ai turisti anche perché non si trova direttamente sulla via delle spiagge: si chiama Pròdromos ed è abbacinante nel suo biancore rotto soltanto dall’esplosione di colori delle bouganvillee. Proprio una “chicca” dove fermarsi a passeggiare e a riposare. A un passo poi il terzo villaggio dell’interno, Marmara, mentre affacciato sul mare ecco il porto di questo angolo di Paros, Piso Livadi: un tempo era semplicemente il punto di ancoraggio delle imbarcazioni dei pescatori che vivevano nell’interno mentre negli ultimi anni è diventato anche un centro di villeggiatura. Le abitazioni che incontrate sono quindi tutte case di vacanza.

Una volta giunti a questo punto della costa orientale di Paros si può scegliere: proseguendo verso nord si arriverà a Naoussa (e quindi alle spiagge della zona di Santa Maria a est e di Kolibithres verso ovest) magari facendo una piccola deviazione per toccare Ambelàs, paesino che peraltro non ha molto da dire, se non per qualche taverna – niente di speciale come cucina – affacciata sul mare con la vista su Naxos.

L’alternativa dunque è girare a sinistra: il primo paese che si raggiunge è così Lefkes, il più grande dell’entroterra (oggi circa 900 abitanti). Lefkes è un vero e proprio punto di riferimento anche per i turisti per capire l’isola, per “entrare” nello spirito di Paros. Lasci l’auto (o il motorino) nel parcheggio e poi scendi nella piazza e già il vociare dei bambini ti immerge nella vita quotidiana della comunità. E così scendi lungo lo stradina pedonale sulla destra della piazza e tra qualche negozietto e un ristorantino arrivi giù, nella piazzetta dove di fronte trovi il kafeneion classicheggiante con la sua bella facciata color ocra ornata di blu. E poi da lì, verso sinistra, ti getti alla ricerca della grande parrocchiale, Agia Triada, passeggiando tra questi vicoletti con il fondo nel quale il bordo dei grandi sassi levigati di cui è composto è continuamente dipinto di bianco dagli abitanti. Passeggiare la sera o nel tardo pomeriggio al ritorno dalla spiaggia tra le viuzze di questo paesino dove le macchine non passano e al massimo incontri qualche ragazzo in motorino è insomma non solo piacevole ma straordinariamente coinvolgente.

Risalendo quindi per tornare a Parikia, sulla destra della strada, adagiato sul versante della montagna c’è poi Kostos: è forse più “timido” rispetto alla vicina Leskes, è molto meno visitato dai turisti, eppure anche questo villaggio ha una sua anima e una sosta nella piazzetta offre riposo e tranquillità. E ancora, scendendo verso la costa occidentale, si trova Marathi, un pugno di case disposto lungo la strada: prima di arrivare al paese, però, sulla sinistra in corrispondenza di una curva a destra, ecco le grotte, introdotte da viottolo pavimentato con il marmo che si estrae nella zona. Le grotte non sono custodite, a proteggerle non c’è praticamente nulla e per visitarle (oltre a un paio di scarpe adeguate) è necessaria una torcia. All’ingresso, sulla sinistra, protetta da un’inferriata mezza (anzi, totalmente) arrugginita si trova un piccolo rilievo ellenistico con rappresentati il dio Pan e diverse ninfe. Il marmo estratto da questa montagna era considerato nell’antichità il più prezioso del mondo intero per la sua straordinaria trasparenza. Sempre scendendo verso Parikià, ma sulla destra, è poi facile notare un ponticello antico, risalente all’epoca bizantina. L’isola era attraversata infatti da quella che ancora oggi è nota come la “via bizantina” e il consiglio è quello di percorrerne almeno un tratto, ad esempio da Lefkes a Prodromos per una “passeggiata” di un’ora e un quarto circa (se si lascia il proprio mezzo a Lefkes non sarà poi difficile tornare a riprenderlo usando un pullman. Sappiate che se volete farvi a piedi da Parikià alla costa orientale saranno invece oltre quattro ore…). Si tratta di un facile sentiero lastricato in pietre che offre nel suo secondo tratto – dopo aver attraversato un antico ponticello – una meravigliosa vista della costa orientale arrivando a Prodromos, il paesino bianco e tranquillo adagiato ai piedi del rilievo centrale dell’isola. Da lì poi si può proseguire ancora a piedi fino a Marpissa.

In spiaggia

Ma andiamo in spiaggia: in fondo, se siamo venuti a Paros è stato proprio per godere, soprattutto, del suo mare.

E iniziamo da Parikià. La spiaggia del capoluogo è Livadi, a nord del porto, verso il cuore della baia. Spiaggia attrezzata, diciamo che se il giorno dell’arrivo avete ancora qualche ora di sole è l’ideale per prendere confidenza con il mare pariota: non mancano i tratti attrezzati, con ombrelloni e sdraio, normalmente gratuiti se si prende qualcosa al bar. Il più bello (e grande) è il Tango bar, ma decisamente simpatica l’atmosfera a quello vicino, l’Onar della signora Caterina. La spiaggia più bella vicino a Parikià è però qualche chilometro più in là seguendo l’arco della baia: Krios (o Kriò). Poche decine di metri appena, due file di ombrelloni (abbastanza fitti, purtroppo) una taverna con i tavoli ospitati su una terrazza che si protende nel mare. Il mare qua è splendido, scende docilmente e per gli amanti dello snorkeling è una pacchia già a poche bracciate dalla riva, soprattutto se nuotate verso sinistra.

Se non avete un mezzo di locomozione non preoccupatevi, non è necessario farsela a piedi (e comunque da Parikià c’è un sentiero che ci arriva). Dalle 10 alle 19 infatti dal lato a destra del molo principale del capoluogo parte un barchino che svolge il servizio-spiagge (4 euro andata e ritorno). Oltre che a Krios arriva fino a Marselo, la spiaggia successiva, ben più lunga e più larga, oltre che attrezzata, sulla quale si affaccia anche un camping. Bella è bella, per carità, ma noi preferiamo la più piccolina Krios, sebbene ci sia il pericolo, in alta stagione, di trovarla tutta occupata sin dal primo mattino.

Ancora più ricca di spiagge è la parte settentrionale dell’isola, quella che fa riferimento a Naoussa. Arrivando da Parikià vi consigliamo di girare a sinistra per costeggiare la baia in direzione di Agios Ioannis. La prima spiaggia che troverete è Limnes, gestita dalla taverna che vi si affaccia. Ma andate oltre. Perché è Kolibithres, ovvero la spiaggia che troverete qualche centinaio di metri oltre, uno degli angoli più belli dell’intera isola. In realtà a Kolibithres le spiagge sono tre: la più bella è quella centrale e non potete sbagliare perché è quella chiusa ai lati da rocce che il vento nel corso dei secoli ha modellato creando vere e proprie sculture di arte moderna. Di fronte avrete Naoussa, ma quella che si apre ai vostri piedi è una “piscina” e le numerose rocce che affondano nel mare assicurano anche la presenza di una ricca fauna ittica. Insomma, tanti, tanti pesciotti che si lasciano osservare e rincorrere. Sia la spiaggia centrale (lo ripetiamo, la più bella) sia quelle ai lati sono attrezzate e con taverne alle spalle oltre che dotate di ampi parcheggi. A Kolibithres arriva anche la barca che fa servizio spiagge partendo da Naoussa e che quindi tocca anche la grande e bella spiaggia di Katholiko (nota anche come Monastiri), a sua volta affacciata su una baia nella baia, quella di San Giovanni. (Il barchino fa il primo viaggio da Naoussa alle 10 e l’ultimo alle 17.30, ritorno dalle 10.15 alle 18.30: costo andata e ritorno 5,50 euro). La spiaggia di Katholiko (che via terra raggiungerete dopo aver attraversato anche un vecchio cantiere nautico) si trova all’ombra di un monastero proprio al centro di un parco naturale particolarmente curato. Vicino al bar si trova anche un’arena dove nel corso dell’estate sono ospitati spettacoli e concerti e da lì si diparte una ragnatela di sentieri facili facili: la passeggiata più bella è sicuramente quella che conduce al faro, 25 minuti in tutto, assolutamente consigliata, lungo inizialmente il sentiero 2 e quindi il sentiero 1.

Il lato orientale del “corno” che va a formare la baia di Naoussa trova le sue spiagge invece sul versante esterno, quello che guarda verso Naxos. Sicuramente la più bella – anzi: forse può concorrere per salire sul podio delle spiagge dell’isola tutta – è quella chiamata Mikri Santa Maria, Piccola Santa Maria (attrezzata, con taverne alle spalle) mentre la Santa Maria, poco più a sud, è decisamente più grande e più “casinara”. Vicino, poi, altre due spiagge, la Aliki e la Finitzi: quest’ultima prende il nome dal promontorio che in alcune ore del giorno, con l’alta marea, diventa isolotto.

E ora andiamo alla scoperta delle altre spiagge dell’isola. Partiamo da Parikià e viaggiamo in senso antiorario. Appena partiti, buttandoci sulla destra dopo pochissimi chilometri dal capoluogo, troviamo la spiaggia Delfini, gestita dal bar che si affaccia sulla striscia di sabbia. Più grande la spiaggia di Parasporos che si raggiunge proseguendo per qualche centinaio di metri: è anch’essa con sabbia, è attrezzata ma è sufficiente ampia da fare in modo che gli ombrelloni non siano così fitti e c’è anche spazio libero a volontà all’ombra degli alberi.

Ricordato che le spiagge a sud dell’approdo dei traghetti per Antiparos (Pounda, una delle due Pounda dell’isola, tanto per incasinare il turista…) sono il paradiso dei surfer e dei kiter, scendiamo ancora e arriviamo ad Aliki, dove le strisce affacciate sul mare – qua soprattutto di sassolini – sono cinte dagli alberi: la più nota è forse Farangas, ma sono tutte belle. Nella striscia di spiaggia più vicina al centro, qua ad Aliki, simpatica è l’atomosfera dell’albergo Ostria, che gestisce i pochi ombrelloni presenti (sdraio 3 euro, prezzo 2016), disponibili anche per chi non è cliente dell’albergo stesso. Se volete mangiare qualcosa di veloce, sulla strada ci sono due takeaway con la pita a 2.20 euro.

Toccato il fondo dell’isola (per carità, nel senso solo geografico, ci mancherebbe!!!) risaliamo lungo il versante orientale. Saranno numerose le spiagge che si incontrano. Una stradina sulla destra lascia la via principale per scendere a Glifà beach, selvaggia e cinta dalle tamerici. Proseguendo verso nord sono numerose le spiagge simili: Lolandonis (tra le più belle in assoluto), Drios, Boudari. Fino ad arrivare alla cosiddetta Golden beach (Chrissi Akti): lungo la strada che vi arriva dalla via principale sorge qualche albergo e l’arenile è attrezzato. Non manca anche un club di wind surf. E’ bella e grande, e gli ombrelloni non sono affatto fissi. Insomma, si respira.

Risalendo ancora ecco che si arriva alla spiaggia-discoteca dell’isola, Pounda (omonima di quella dalla quale – sul versante opposto – partono i traghettini per Antiparos). Musica a palla, ombrelloni, spesso la sera dj ospiti per animare la notte: se piace il genere…

Quindi, Logaras è la spiaggia di Piso Livadi mentre risalendo ancora, percorrendo spesso strade bianche superpolverose che si avvicinano al mare tra campi coltivati e canneti, si arriva alle spiagge che precedono un promontorio: a sud Molos beach e a nord Tsoukalia e Glifada. Tutte spiagge queste sufficientemente selvagge, senza quindi ombrelloni nè altri servizi, ma molto lunghe. Se le giornate sono ventose, poi, qua il mare diventa imperioso e forte. Sono, di fatto, anche le ultime spiagge che si incontrano prima di arrivare alla penisola di Santa Maria a Naoussa, anche se pure ad Ambelas si trova una piccola spiaggia, che però non è nulla di particolare. Non ci sono invece spiagge in quanto la costa è scoscesa sul lato occidentale dell’isola tra la penisola di San Giovanni e la baia di Parikià.

 A cena

Premessa: a Parikià, ma soprattutto a Naoussa, è decisamente il pesce a farla da padrone a tavola. A Lefkes invece grande protagonista è la carne. E il vino. La geografia della tavola sull’isola si riassume sostanzialmente attorno ai tre centri principali, anche se poi, ovviamente, taverne nelle quali si mangia mediamente bene e spendendo mediamente in maniera contenuta non mancano in tutto il resto dell’isola.

Parikià è il centro principale, il paese più grande e allora iniziamo da qua. In centro ci sono almeno tre indirizzi interessanti. Il ristorante migliore – perché in questi casi parliamo di veri e propri ristoranti, tutti ospitati nelle corti interne di quelle che erano le case più ricche dell’isola – è decisamente il Dionisos (aperto solo a cena, lungo la Market street: telefono 22840-25194): ai tavoli Antonios Kalantzis e la moglie Eleni (ovvero i proprietari), in cucina due loro nipoti. Un locale sicuramente di ottimo livello che ha però saputo mantenere un clima più che cordiale, direi quasi familiare: ottimo il risotto ai frutti di mare, interessante la scelta dei vini. La corte è molto ampia e i tavoli sono disposti in maniera tale da preservare in maniera sufficiente la privacy a dispetto magari di qualche coperto in più e quindi della possibilità di incassare anche di più. Numero 2 in classifica l’Apollon (un po’ più difficile da trovare: nel centro storico, lungo il tratto di Market street che corre parallelo al lungo mare verso sud rispetto al porto. Ma ci sono numerose tabelle che lo indicano. Telefono 22840-21875; sito internet www.apollongarden.gr; mail info@apolllongarden.gr). Anche in questo caso ci si ritrova in una grande corte interna: la qualità delle portate non si discute ma certo non è un posto tranquillo, con i suoi numerosi coperti e il fatto di essere costantemente molto, molto affollato. Vicino all’Apollon, poi, un locale dal nome italiano, Il sussurro del pino solitario, il che non tragga in inganno: di italiano in realtà non c’è proprio nulla. Comunque, cucina decente (ma niente di più), prezzi normali, bella la location. Molto meglio, sempre vicino all’Apollon, su una terrazza affacciata su questo “corno” della Market street, è Franca Scala: ottima la cucina, puntuale e discreto il servizio (un unico piccolissimo neo: fino all’ultima volta che ci siamo andati non avevano il bancomat). Allontanandosi dal centro, verso Livadi, troverete il Trata, ristorante di pesce decisamente molto buono (e con prezzi decenti): fuori stagione, quando cioè ha più tempo libero, è lo stesso proprietario (da oltre vent’anni alla guida del locale) che va a pesca e la sera mette in tavola il raccolto della giornata. Più garanzia di freschezza di così! In estate ovviamente non ha il tempo di uscire, ma i suoi fornitori sono i pescatori dell’isola. A Livadi poi un ristorante di pesce che merita di essere visitato è il Koralli: al di là della strada c’è la spiaggia, i colori del tramonto sono un incanto e il vino bianco della casa aiuta a sognare. Ottimo qua il mussels-saganaki. Prima del Koralli, però, si incontra l’Ephessus, ottimo ristorante e a buon prezzo che contamina la tradizione greca con quella anatolica: qua si mangiano le migliori salsicce (loukanika) dell’isola ma anche lo spiedino di agnello è da provare. Particolare non da poco: l’Ephessus è aperrto tutto l’anno. Questi, i ristoranti. Volete invece mangiare il miglior souvlaki dell’isola? Beh, non potete non fermarvi al locale To souvlaki tou Pepè sul lungomare verso Livadi, subito dopo il piccolo sito archeologico (e i costi sono quasi ridicoli!). Per una trattoria “verace”, con un ottimo agnello e una griglia da assaporare (il tutto a prezzi molto molto interessanti) ecco la Paros, di fronte all’albergo Galinos, vicino al grande parcheggio posto tra la Periferiaki e la piazza della cattedrale, dalla quale si deve imboccare la strada che passa davanti alla chiesa cattolica. Una trattoria da provare!

A Naoussa pure non c’è che l’imbarazzo della scelta. Noi però abbiamo una vera e propria passione per il Moskonas, sull’angolo del vecchio mandracchio (telefono 22840-51623), aperto anche fuori stagione. E’ il più piccolo tra i ristoranti della zona: noi non siamo mai rimasti delusi dalla qualità del pesce né dal prezzo mentre la simpatia del proprietario è fuori discussione. Certo, a qualcuno potrebbe dare fastidio invece il gran casino: i tavolini sono pochi e incastrati uno nell’altro o quasi, ma non è che negli altri ristoranti della zona sia meglio! Interessante poi l’Open Garden con cucina greca presentata con grande delicatezza e interessante scelta dei vini: in cucina la proprietaria, Elda, una signora grecobelga. E dopo cena il consiglio è un gelato (italiano) nella gelateria che si trova davanti al porto nuovo.

A Lefkes invece il nostro punto di riferimento è il Klarinos, il ristorante di Andreas Ragoussis che si affaccia sulla piazza con una grande terrazza al piano superiore: qui, grande protagonista è la carne, il vino rosato della casa è uno spettacolo e il rapporto qualità prezzo assolutamente ottimo. A proposito di carne: sulla strada per Lefkes, arrivando da Parikià, troverete la taverna Marathi: si trova al termine dell’abitato, sulla sinistra ben indicato da alcuni cartelli (con un unico difetto: la scritta, in maiuscolo, è solo in greco: MΑΡΑΘΙ). Comunque, ottima la carne, ma spettacolari i formaggi della casa! Un’avvertenza, però: il vino rosso è molto dolce, e non sempre il cameriere vi avvisa. La taverna è aperto tutto l’anno: fuori stagione solo il sabato e la domenica sera, in estate tutti i giorni.

Ad Aliki, infine, tra i numerosi ristorantini affacciati sul molo ci teniamo a segnalare “To Mouragio”: assolutamente imperdibili sono i ricci di mare che, a differenza di altri locali sull’isola, qua troverete praticamente sempre. E i prezzi sono ottimi.

Sulla strada che da Marpissa scende verso il sud dell’isola fermatevi da Anna e Giorgio, sulla sinistra (ottima la carne) mentre se avete nostalgia della cucina italiana percorrete ancora qualche chilometro e sempre sulla sinistra troverete un viottolo con l’indicazione di Buon Vento, specializzato in cucina napoletana: il livello è davvero ottimo e la location, una sorta di terrazza naturale affacciata su Naxos è spettacolare.

Lo shopping

No, non siamo a Mykonos: a Paros non si viene certo per lo shopping però durante le vostre passeggiate guardatevi attorno. Qualcosa di carino lo trovate sicuramente perché molti sono i negozi comunque di qualità. Imboccando la via che porta in Market street, sulla sinistra ecco Ragoussis, l’antica panetteria dell’isola (ha una sede anche sulla strada per Naoussa e un’altra ad Antiparos). Ebbene, definirla panetteria è dire poco: innumerevoli i dolcetti, le pite dolci e salate, i panini e i sandwich offerti (uno sballo quelli al salmone) e buone anche le pizze (comprese quelle a barchetta): come dire che se avete il problema di risolvere il pranzo con qualcosa di veloce da mangiare in spiaggia, questo è il posto ideale per gli acquisti! (A proposito, vi serve un po’ di frutta o qualche verdure? Nella piazzetta-rotonda alle spalle del molo dei traghetti, dietro la chiesetta, quotidianamente trovate i contadini dell’isola che vendono i loro prodotti: qualità garantita e prezzi davvero stracciati). Pochi metri oltre, sull’altro lato della strada, un altro negozietto da visitare con calma: servizi di piatti di grande gusto dedicati ai temi più squisitamente greci, oggetti realizzati con lo splendido marmo pariota, idee originali per un regalo… Pochi metri e siete sulla Market street che attraversa tutto il centro del paese. Proseguendo quindi diritti (via Kortianou), sulla destra incontrerete il negozio dedicato agli oggetti realizzati con il legno d’ulivo. Niente di particolarmente unico (è un franchising che trovate in varie isole) ma gli oggetti sono splendidi: con le sue nervature, il legno è bellissimo, vivo. Sempre su questo lato della strada troverete invece uno dei più tipici negozi locali, praticamente una drogheria (o dovremmo definirlo un bazaar?) nella quale è possibile trovare di tutto, e un ampio campione di questo tutto è appeso anche all’esterno: si chiama Pantapaleion O Diplos del signor E. Karalambous e il minino è dedicargli una fotografia (anche se il titolare non ama troppo essere fotografato: è però un suipertifoso del Panathinaikos, magari fate leva sulla sua passionaccia sportiva). Un negozio simile lo trovate anche sull’altro “corno” della Market street, quello che dopo il negozio dei piatti e dei “marmini” si imbocca a sinistra: sorge proprio qualche metro più in là, ancora a sinistra (qualcuno lo ricorderà anche in una delle scene di “Immaturi. Il viaggio” che è ambientato proprio a Paros, anche se di Paros offre un’immagine assai lontana dalla verità, ma questo sarebbe un altro discorso). E poi numerosi sono i negozi di abbigliamento (a fine stagione è possibile anche fare qualche buon affare con i saldi) oltre ai laboratori che realizzano i sandali di cuoio: da segnalare “To Sandali”, lo riconoscete perché, lungo la Market street parallela al lungo mare, è quello con l’artigiano che lavora su un banchetto all’esterno, direttamente sulla strada. Prezzi ottimi, qualità assicurata (e sperimentata). Sempre sulla Market street, ma sul tratto che – dopo Ragoussis – si prende a sinistra (via Gravari), immancabile una sosta da Distrato: marmellate, bustine con le erbe aromatiche, distillati. Insomma, tutto per una scorta di interessanti souvenir da gustare. (A proposito: nell’area della piazzetta è possibile collegarsi a un wifi gratuito e senza password che è proprio di Distrato. Approfittatene). Sempre in tema di dolcezze da gustare, nel 2016 proprio di fronte al mulino del porto ha aperto il bar pasticceria Aspronissi, filiale della sede di Antiparos: biscotti e marmellate la specialità della casa. Belli i negozietti, soprattutto di abbigliamento, anche a Naoussa (dove dall’estate 2016 esiste anche un’interessante pasticceria – ma che vende anche distillati fatti in casa – che si chiama Tripolitsiotis, non facilissima però da trovare perché è nel dedalo di viuzze: all’interno un giovane molto bravo vi farà assaggiare gli ottimi dolci al miele e alla mandorle, e poi i lokoumades e i lokoumi) mentre a Lefkes sono sempre più numerosi i negozi di oggetti artigianali che troverete lungo la stradina che dalla piazza del Klarinos scende verso il Kafeneion, negozietti-laboratori dedicati soprattutto in ceramica e alla lavorazione del marmo pariota, il più prezioso di tutta la Grecia dopo quello di Milos. Se amate il genere, fermatevi anche a Kostos, al laboratorio Yria, che ha ora aperto una sede anche a Lefkes.

Fuori stagione

La sorpresa più bella, però, Paros la offre fuori stagione. Provate ad andarci, ad esempio, a novembre. Troverete un’isola viva e scoprirete così che in realtà ha una sua esistenza indipendentemente dal turismo e dalle folle dei vacanzieri. Certo, non sono aperti tutti i ristoranti, ma di certo non morirete di fame, anzi… E vi potrete godere l’isola “quasi” a 360 gradi. “Quasi” perché ovviamente non andrete a prendere il sole in spiaggia né farete il bagno nel suo splendido mare, ma vale la pena scoprirla anche così.

Gli alberghi

Il Pinguino è particolarmente affezionato ad Alexandra Rooms, sul lungomare che dal porto porta a Livadi (non più di 5 minuti a piedi dallo sbarco dei traghetti, mentre la spiaggia è praticamente al di là della strada): ambiente familiare, camere confortevoli, prezzi molto bassi. Questo il sito internet: www.alexandrasrooms.gr mentre l’indirizzo di posta elettronica è info@alexandrasrooms.gr. Alexandra e il marito George tengono aperto fino a metà/fine ottobre per riaprire a Pasqua. Fuori stagione invece il Pinguino ha soggiornato da Captain Manolis, anche in estate un’oasi di pace in pieno centro, in posizione superstrategica:www.captainmanolishotelparos.com/. Vista la posizione e tutto, forse le stanze meriterebbe quanto meno una rinfrescata anche negli arredi, ma magari nel frattempo lo anche fatto… Molto meglio – per le nostre esperienze personali – il Kontes (ristrutturato di recente, tre stelle, pulito, a un passo dal porto, sempre aperto: sito internet www.hotelkontes.gr) oppure (ma non è aperto tutto l’anno) l’Aegean Village, leggermente fuori dal centro ma vicino a uno dei grandi parcheggi della tangenziale (www.paros-accomodations.gr/en_home_aegean.html).

Qualche curiosità.

Le famiglie veneziane. Le tracce del passaggio di Venezia anche su questa isola non sono così evidenti come nella dirimpettaia Naxos, eppure sopravvivono. E sono straordinariamente evidenti in alcuni dei cognomi più diffusi tra le famiglie pariote. Qualche esempio? Tsigonias (deriva da Cicogna), Alimprantis (Aliprandi), Sanoudos (Sanudo),Vazaeos (Baseggio), Stellas (Stella). E anche il diffusissimo Ragoussis indica l’origine della famiglia, la dalmata e venezianissima Ragusa, oggi Dubrovnik, in Croazia. Non mancano poi i cognomi che denunciano l’origine cretese-veneziana, quali Kavallis (Cavallo) o Kandiotis (che ricorda la provenienza da Kandia). Gli stemmi araldici di queste famiglie si possono trovare a Naoussa, al già citato museo locale del folclore.

L’aeroporto. Si è già citata la storia tutta greca dell’aeroporto locale (vedi anche il post http://www.ilpinguinoviaggiatore.it/2013/10/laeroporto-di-paros-che-storia/). Dai e dai a metà luglio 2016 sono state inaugurate la nuova pista e la nuova aerostazione. Solo che… Solo che – in virtù degli accordi relativi all’acquisto degli Aeroporti di Atene da parte di una società tedesca – negli aeroporti minori greci non possono essere inaugurate nuove tratte internazionali e dunque a Paros continueranno ad atterrare solo i voli da Atene. Non solo: pare manchino i soldi per realizzare le opere di contorno e quindi l’associazione Paros New Airport Supporters (primi aderenti i sindaci di Paros e Antiparos, i presidenti delle associazioni di categoria…) ha lanciato una pubblica raccolta di fondi per intervenire. Come dire: “…è tutto molto greco!”.

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(Guido Barella)

Ultimo viaggio a Paros settembre 2017

 

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Una Risposta a“Paros, l’eleganza delle Cicladi”

  1. Danilo ha detto:

    Sito con notizie interessanti e ben descritte.
    Complimenti

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