Kasos, l’isola isolata

Il signor Manolis è un uomo che ha vissuto nel mondo. Studi a Rodi, quindi sui mari imbarcato, e poi una moglie, un lavoro e figli e nipoti in Belgio. Ma al momento della pensione ha voluto tornare al suo paese, nella sua isola. A Panagia, nell’isola di Kasos. E così la vita del signor Manolis, oggi, è scandita dai ritmi tradizionali dell’isola. Passeggiata giù a Fry, il paese principale, il caffè con gli amici al bar della nipote, le compere quotidiane. Quindi, il ritorno a casa, a Panagia (tre famiglie fisse tutto l’anno, delle quali una è quella di Manolis e la seconda è quella della sorella di Manolis), la cura dell’orto, i fichi, i fichi d’india, gli agnelli e le capre. Ma i ritmi, a Kasos così come in tutte le isole, e le isole piccole in particolare, sembra quasi che siano dettati soprattutto dagli orari di arrivo di aerei e traghetti. I mezzi di collegamento con il resto del mondo.

Sarà quindi forse proprio per questo che oggi a Kasos – la trovate anche come Kassos (www.kasos.gr, www.grecia.cc/kassos.htm, www.insitu.gr/kassos/startup.html, solo in greco), è la più meridionale delle isole del Dodecanneso, un pugno di km quadrati abitati in maniera stabile da appena 800 persone a una decina di chilometri a ovest di Karpathos – stanno costruendo un’aerostazione “vera”. Quella attuale è praticamente uno “stavlo” (insomma, un rifugio per animali) affacciato sulla pista, una striscia d’asfalto a un paio di chilometri a ovest di Fry e francamente appare più che sufficiente per le esigenze dell’isola, che si trova sulla rotta Rodi-Creta. I bimotori della Olympic che quotidianamanete (un paio di volte la settimana sono due i voli al giorno) collegano le due principali isole greche fanno infatti scalo a Karpathos e a Kasos. E da Karpathos a Kasos il volo dura 7-minuti-7: come dire che in quindici minuti si sale sull’aereo, si ricevono le istruzioni dalla hostess, si decolla, si vola, si atterra, si ritirano i bagagli e si esce dall’aerostazione di arrivo. Cosa se ne faranno di un’aerostazione vera a Kasos resta tutto da capire. Per carità, l’isola è bella, anzi, più che bella, particolare, molto… greca. Quattro paesini affacciati sul versante nord, collegati da una strada che in tutto non supera i 12 chilometri, due spiagge “vere” (l’una sul versante nord, l’altra sul versante sud, al termine di una decina di chilometri di curve), altri tre spiazzi attrezzati con ombrelloni generosamente chiamati anch’essi spiagge, un albergo con otto camere che non riesce a essere tutto occupato nemmeno nella settimana che porta a Ferragosto, due taxi, un autobus con il biglietto a 50 centesimi, un noleggio di scooter, una banca alle spalle della chiesa e un bancomat davanti al porto dei traghetti, un numero di taverne che si può contare sulle dita di una mano. Tutto molto… greco. Anche il carattere degli isolani. Gente di mare, gente molto socievole, gente molto disponibile con i (pochi) turisti (forse proprio perché sono pochi…), gente, comunque, che non si piega. Lo dimostra la storia: per soffocare la ribellione dei kasioti, il governatore d’Egitto Ibrahim Pascià fece radere al suolo l’intera isola, massacrando 7mila abitanti, sugli 11mila del tempo. Era il 7 giugno 1824 e ancora oggi quella data viene ricordata con cerimonie per partecipare alle quali tornano tutti gli emigranti che possono permettersi il viaggio a casa.

Però andare a Kasos – magari proprio con quell’aereo che arriva da Karpathos: anche il trasferimento è un divertimento – è un’esperienza che va fatta. Se non volete usare il bimotore dell’Olympic, un’alternativa interessante – tralasciando i traghetti, spesso nel cuore della notte e con orari del tutto inaffidabili, visto che arrivano dal Pireo o da Rodi e che, soprattutto, se il mare è mosso saltano direttamente la fermata a Kasos sbarcandovi a Pigadia, il capoluogo di Karpathos – è il battello da Finiki, sulla costa occidentale di Karpathos: costa 7 euro a tratta (tutti gli orari – anche degli aerei – in fondo alla pagina). Per prenotare all’albergo Anagenissis (www.kassos-island.gr, 65 euro la camera a notte in agosto, bagno, frigo, tv, aria condizionata e ventilatore: uno stile che rimanda alle vacanze del commissario Maigret in Bretagna…) si telefona al numero 02450/41495 (attenzione: si deve avere un po’ di pazienza, spesso c’è una segreteria telefonica, per prenotare si deve schiacciare il “3”. Ed è perfettamente inutile inviare e-mail: a noi non hanno mai risposto). In ogni caso, i padroni dell’albergo sono gli stessi del negozio di giornali (quando arrivano) e cartoleria e del negozio di alimentari. E dell’agenzia turistica – la Kassos Maritime & Tourist Agency – dove si possono anche acquistare biglietti aerei e marittimi.

I paesi dell’isola

La giornata, a Fry, si apre con la colazione in uno dei bar della via centrale del paese o a quelli affacciati sul vecchio porticciolo, chiamato Bouka, italianismo di origine veneziana: vuol dire proprio “bocca”, a significare come sia chiuso e come protegga le barche dei pescatori. Una passeggiata passando per la chiesa, la cattedrale di Aghios Spyridion, magari incrociando i pescatori che arrivano con le cassette del pescato di giornata: le appoggiano in obliquo a una colonna o al muro di una casa e si aprono le rapide contrattazioni. Nessuno diventa ricco andando per mare. Soprattutto qua.

E così, lustrati gli occhi al porticciolo Bouka (ma è di sera che sembra un angolo del presepe: che romantico che è…), si inforca lo scooter (di una marca assolutamente sconosciuta, forse nord coreana -!-: costa 15 euro al giorno), si fa benzina nell’unico distributore del paese (con un’unica pompa), sulla strada che sale verso Poli, all’altezza della deviazione per Panagia.

E proprio Panagìa, il paese di Manolis, può essere la prima tappa del tour dell’isola. Panagìa è il paese delle “sei chiese”. Per trovarle si deve girare a destra all’altezza del mini parco giochi per bambini (a proposito di bambini: la scuola dell’isola, la vedi sotto il paese, verso il mare, eredità della dominazione italiana della prima metà del Novecento). La strada fa poi una curva a sinistra ed eccole lì, di fronte, le sei cappelle, bianchissime di calce, l’una attaccata all’altra. Narra la leggenda che – nei tempi andati – un suonatore di lira del paese si lanciò in una maratona in musica, e a ogni notte di musica doveva corrispondere la costruzione di una cappella. Dunque, sei nottate di musica, sei cappelle. Ognuna dedicata a un santo (Charalambos, Antonio, Chara, Barbara, Giovanni e Nicola). E in fondo, una campana. Poi, attraversando un viottolo tra le case, si arriva alla chiesetta di Panagìa tou Georgi, la più antica dell’isola (è del XVIII secolo) dice la tradizione popolare. Se si riesce a entrare nelle simpatie di Manolis – o di qualche altro abitante del paese – si può venire a sapere dove viene tenuta nascosta la chiave per entrare e ammirare, tra l’altro, un prezioso antico messale ortodosso.

Da Panagia la strada sale e, dopo aver superato un mulino (a proposito di mulini: l’isola ne è piena, anche se la stragrande maggioranza è in rovina. Servivano per macinare il grano, del quale Kasos era grande produttrice), si arriva a Poli, il paese dalla caratteristica chiesa color azzurro con le cupole color rosso mattone, quello che un tempo fu la capitale dell’isola. Non vi sconvolga il fatto che la chiesa parrocchiale confini con il cimitero (e vabbè, questo è assolutamente normale) e soprattutto con un campo nel quale sono alloggiate capre, tacchini e un asinello: se vogliamo, vi farà capire come tutto il paese abbia perso la sua importanza. Attorno, muretti a secco disordinati al punto da sembrare abbandonati (anche se molto probabilmente fanno da recinto a caprette e agnelli).

Da Poli si può proseguire ancora e raggiungere uno dei monasteri dell’isola, Aghios Mamas, “Ai Mamas” nel dialetto locale. Dall’altra parte invece si raggiunge – dopo aver attraversato una valle questa sì ordinata e contrappuntata da splendidi ulivi e dalle cappelle – Arvanitochori (il nome pare significhi “paese degli albanesi” per via di una forte immigrazione nei secoli andati), dalla grande chiesa parrocchiale dietro alla quale sorge un cimitero nel quale spiccano le tombe dei capitani di nave e degli armatori.

Il paese dei palazzetti, delle ville dei capitani e degli armatori è però il vicino Aghia Marina, forse il paese più grande dell’isola, sicuramente quello che maggiormente ha la dimensione e – come dire – le caratteristiche del paese vero e proprio. Aghia Marina ha anche un bel mulino restaurato. Il paese si “accende” il 17 luglio per la festa della santa, descritta da tutti come “la più movimentata dell’isola”. In tutti questi paesini non abbiamo trovato una taverna aperta a pranzo, minimarket invece sì (ad Aghia Marina soprattutto).

Le spiagge

Da lì, da Aghia Marina, poi, si può scendere verso Aghios Kostantinos, ovvero verso quella che, molto – ma molto – generosamente, viene considerata una delle spiagge dell’isola. Annunciata dalla cappella dedicata al santo, su uno sperone di terra che si affaccia nel mare, la spiaggia ha sei ombrelloni e un campo di beach volley. Certo, ci si può fermare a riposare all’ombra degli ombrelloni, ma fare il bagno qua non è il proprio il massimo, anche se il panorama, con il rincorrersi delle strisce di terra che si protendono nel blu intenso del mare, è davvero suggestivo.

Da Agios Kostantinos, superato l’aeroporto, si torna a Fry e, superato il capoluogo, si arriva a Emborios, dove (superata quella che è chiamata la “spiaggia comunale”, cinque ombrelloni e, anche qua, la rete per giocare a beach volley) si trova la principale spiaggia dell’isola. Una spiaggia vera e propria, di sabbia, ben dotata di ombrelloni (ben 15!), molto frequentata dagli isolani e dagli emigranti e dalle loro famiglie che in estate tornano a Kasos per tenere saldi i fili della memoria. Alle spalle della spiaggia un paio di taverne e un bar pasticceria – alla radice del molo, arrivando da Fry sulla sinistra) che merita assolutamente una visita per i dolci tutto miele e canditi che troverete esposti nella vetrinetta (sei, 4 euro). Il proprietario del bar pasticceria affitta anche delle camere al piano di sopra.

A proposito di mare, però, la spiaggia più bella dell’isola è quella di Helatros, sul versante sud dell’isola. La strada ora è tutta asfaltata e presenta, volendo, una variante: passando a monte si tocca il monastero di Aghios Georgios, a valle invece quello di Panagìa Ellerou (che non abbiamo visto). Alcune guide – e anche alcuni abitanti del luogo, Manolis compreso – dicono che ad Aghios Georgios è possibile pernottare. In realtà, il Pinguino ha trovato tutto sbarrato e in ogni caso si deve badare da sè anche all’acqua. Insomma, non è il caso di farci troppo affidamento. Ma laggiù, in fondo ai tornanti della strada che scende dal monte Trita, c’è dunque Helatros. Sei ombrelloni e una dozzina di lettini al centro di questa baia sabbiosa, senza però – sia chiaro – alcun servizio (né alcuno che venga a chiedere i soldi per il noleggio), se non una tettoia in legno sotto la quale si può mangiare. L’acqua però è fredda e spesso mossa, tanto che il fondo sabbioso non offre troppe emozioni. Ma forse, chissà, era solo il giorno sbagliato, anche perché le guide spiegano che è la meta preferita per i sub… Però, anche se non si fa i sub, davvero ci si sente soli e in pace assoluta.

Oppure c’è l’isolotto di fronte, Armathia, dove si arriva con la barca da Fry (sito internet www.manousos-kassos.gr/boat/index.html, ma è solo in greco), che però salpa per affrontare queste due miglia soltanto se c’è un numero sufficiente di clienti e se il mare lo permette: in linea di massima le escursioni vengono svolte tra le 15 e le 19 e costano 15 euro a persona, ma per informazioni e prenotazioni è meglio rivolgersi all’agenzia sotto l’albergo Anagenissis.

A cena

Esaurito il tour dell’isola, a sera ci si può dedicare alla vita del paese. A Fry si può mangiare alla taverna Milos (l’unica aperta tutto l’anno e quindi anche la più frequentata dagli isolani), affacciata sul porto nuovo, sul lato della piazzetta sulla quale guarda l’albergo, nella quale si incontrano gli abitanti del paese a prendere il fresco la sera, magari aspettando il traghetto della notte. Oppure in una carinissima taverna affacciata sul porticciolo vecchio, il Bouka: per dire di quanto i turisti affollino l’isola, qua il menù è assolutamente scritto soltanto in greco. Pesce freschissimo e un delizioso polipo all’olio e aceto. E ancora, si mangia in una taverna sulla strada che invece porta in paese, appena fuori da quello che si può definire il centro storico, oppure alla taverna Emborios (specializzata in pesce fresco e nei makarounes), alle spalle dell’unica vera spiaggia dell’isola, il cui titolare ha anche un carinissimo sito internet (www.emborios.com), dedicato non solo al suo locale ma soprattutto – con tanto amore – alla sua isola. Ma è innegabile che il massimo del fascino spetti proprio al vecchio porticciolo e alle stradine minute che si snodano attorno ad esso. Ed è dolce perdersi lasciandosi cullare dal fare nulla prima di tornare all’alberghino.

Poi girovagando senza meta per l’isola magari si incontra ancora Manolis intento nei lavori in campagna: capace che vi regali qualche fico colto dagli alberi e che tiri fuori il coltellino e, proteggendosi la mano con uno straccio, raccolga dei fichi d’india e li apra lì, sul muretto, per voi. E sì, è, Manolis, un vero kasiota: aperto, cordiale, socievole come tutti gli abitanti di questa isola persa nel mare e nel tempo.

In aeroporto

Al momento della partenza, si torna alla vecchia aerostazione (attenzione: il taxi – chiedere all’agenzia turistica sotto l’Anagessis il numero di telefono – vi chiederà 6 euro per meno di 5 minuti), e riecco lo “stavlo” nel quale è ricavato il chek-in, con una bilancia italiana che chissà quanti anni ha, e una coda che quando supera le 3 persone esce dalla porta. Poi arriva il poliziotto che fa i controlli di sicurezza dopo il quale vi chiude in una stanza che è, anzi: sarebbe, la sala d’aspetto, con i poster dell’Ente del turismo e alle pareti e anche una foto in bianco e nero di Bouka con la neve e in un angolo la tv che trasmette una telenovela greca che sembra essere l’unico motivo di interesse per il poliziotto, mentre il pompiere amoreggia in un angolo con una ragazza che prenderà anche lei l’aereo: scenderà a Karpathos dopo aver viaggiato sullo strapuntino della cabina di pilotaggio. E allora sorridi a pensare al cantiere aperto lì a fianco con quella grande aerostazione che chissà mai a chi dovrà servire…

Come arrivarci

La barca che collega Kasos con Finiki, da 40 posti (costo 7 euro pagando a bordo) viaggia il lunedì, martedì, mercoledì e venerdì: partenza da Kasos alle 8, arrivo a Finiki alle 9; ritorno con partenza da Finiki alle 14 e arrivo alle 15. Informazioni all’agenzia sotto l’albergo Anagenissis.

L’aereo parte da Karpathos alle 6.50 il martedì e il sabato, alle 7.50 il lunedì, mercoledì e venerdì e alle 8.30 il giovedì e la domenica. Martedì e sabato anche alle 12.05. Da Kasos per Karpathos partenze invece alle 9 il martedì e il sabato, alle 10 il lunedì, mercoledì e venerdì e alle 10.40 il giovedì e la domenica. Martedì e sabato anche alle 14.15. La tratta Karpathos-Kasos costa 25 euro, 50 euro andata e ritorno.

Insomma, a Kasos non si va per il mare, questo l’avrete capito. E non si va nemmeno se si è caccia di cultura. Qui c’è un altro tipo di cultura, che è l’ospitalità, il “buongiorno” con cui ci si saluta tutti, la chiacchiera al bar, lo scorrere della vita non in funzione di altri (leggi turisti) ma di se stessi. O meglio, della natura e del tempo. Questa è un’isola su cui i tour operator non metteranno mai gli occhi, proprio per questo, prima che diventi un museo all’aperto, prima che i giovani scappino via, prima che la memoria dei vecchietti che ti parlano ancora italiano se ne vada con loro, andateci. Magari una toccata e fuga da Karpathos, ma andateci. Non è bellissima ma vi toccherà il cuore. Forse la sua bellezza sta tutta dentro di voi, nel ricordo che vi lascerà.

(Il Pinguino è stato a Kasos il 7 e 8 agosto 2009 alloggiando all’albergo Anagenissis. Nel suo viaggio è stato accompagnato dalle guide The Dodecanese, Rough guides (11,99 sterline); Isole della Grecia, Rough guides (22 euro); Isole della Grecia, Lonely Planet (23,50 euro); Atene e le isole della Grecia, Le guide Routard, 17,50 euro)

di Guido Barella

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Una Risposta a“Kasos, l’isola isolata”

  1. anna ha detto:

    Bella recensione, utile e sincera.
    Grazie!

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  1. Karpathos, i Caraibi nell’Egeo | Il Pinguino Viaggiatore - [...] Il Pinguino è stato a Karpathos nell’agosto 2008 e 2009 e nel giugno 2010 e 20011 viaggiando nel 2008 ...

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