In territorio nemico

Un blitz. Un’azione di guerra in territorio nemico.

Accade nei primissimi anni Settanta. La casermetta sul Sabotino, avanguardia italiana (anzi, occidentale) incuneata in territorio jugoslavo (anzi, comunista), è lì, circondata, a pochi metri (qualche decina al massimo), dal filo spinato, la “concertina”. Attorno, la vegetazione è brulla. Qualche cespuglio qua e là. A monte della casermetta italiana, in territorio jugoslavo, c’è però un albero. Un punto di sentinella perfetto, per osservare senza essere osservati. E infatti i graniciari, giorno dopo giorno, sono sempre lì, dall’alba al tramonto. Nascosti dietro l’albero con i loro binocoli. Da dietro quell’albero possono spiare ogni movimento dei soldati italiani, li controllano anche quando passano davanti alle finestre all’interno della casermetta.

Certo, i fanti italiani lo sanno. Ma non possono farci niente. Niente? E perché mai? Ecco, allora il blitz. Accade di notte. L’ufficiale di turno chiama con sè un soldato, il più fidato. Insieme passano all’azione. In territorio nemico. Una sega è la loro arma. La loro missione è abbattere quell’albero. Una manciata di minuti appena: andare, colpire, tornare. E aspettare. Aspettare che sorga il sole e che il graniciaro di turno si avvicini per prendere posto dietro all’albero. Che non c’è più. E osservare che effetto che fa. Già, che effetto fa? Semplice, che si riaccende, più forte che mai, la guerra del filo spinato. I graniciari – furibondi per la beffa dell’albero – a cercare di conquistare centimetri alla Jugoslavia spostando la “concertina”, i fanti – sogghignanti – a rimettere le cose a posto, guadagnando, a loro volta, altri centimetri. E’ la guerra fredda sul Sabotino.

di Guido Barella

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