Amorgos, il grande blu

E’ ruvida e ostica, Amorgos, ma solo perché Madre Natura si è divertita a infilarle una catena montuosa tutta in verticale e una costa scoscesa. E’ la prima impressione, veloce, fugace. Poi, però frugando nell’anima di quest’isola, quello che ti ricordi sono gli occhi di una suora che se ne sta, sola, in un piccolo monastero, e che regala a chi la va a trovare un sassolino dipinto con le sue mani: un sorriso ospitale, un viso sereno. Sono gli occhi, anche, dei bambini e dei ragazzi che ballano e danzano per darti il benvenuto: occhi puliti. Sono gli occhi, orgogliosi, di chi dopo aver studiato in Inghilterra ritorna sulla propria isola per continuare una tradizione di famiglia e per far conoscere al mondo uno dei patrimoni di quest’isola fatta a lama di coltello: le erbe. Tante, tantissime per un’isola certo non enorme. Sono gli occhi, trasparenti al punto da metterti quasi in sana soggezione, di padre Tomas, l’abate del monastero di Khozoviotissa , un capolavoro della fede e delle mani (a proposito del monastero potete leggere qui: http://www.ilpinguinoviaggiatore.it/2012/07/amorgos-quel-monastero-e-un-miracolo/). Sono gli occhi, gentili e dolci, di Irene, che sulla sua isola ha scommesso al punto da portarci un Festival del cortometraggio e un meeting con operatori, giornalisti e fotografi da tutto il mondo.

Ecco, il ricordo di Amorgos ha il sapore, caldo, dell’ospitalità. Ha il sapore, profumato, della salvia e dell’origano. Ha il sapore della nostalgia per quei volti, luminosi e sereni. Nonostante tutto, nonostante la vita su un’isola così non sia stata mai facile. La strada che collega i due porti, Katàpola ed Egiali, ha appena vent’anni: prima, erano solo i sentieri (o il mare) a unire i due paesini. E così la luce, a Egiali, è arrivata con la strada. Vent’anni fa. L’uso massiccio dei sentieri per collegare non solo i due centri ma tutti i paesini ha però, turisticamente parlando, un suo risvolto positivo: questa è l’isola dei camminatori, ideale per trekking corti, lunghi, impegnativi, facili, comunque panoramici e profumati, soprattutto in primavera. Sette sentieri, tutti segnati, curati, e una settimana ti vola solo a percorrere in lungo e in largo l’isola, a gustarne ogni panorama, ad assorbire ogni suo profumo (se volete sapere dove e come cliccate qui).

Elegia della pietra, potrebbe essere il titolo di un film ad Amorgos. Elegia del blu, anche. Quel blu. Quel “Grande blu”, che ha fatto innamorare Luc Besson: il regista francese, sotto le scogliere del versante sud, ha girato il film intitolato proprio così, “Le Grand bleu” con Jean Reno (era il 1988). Un incredibile successo in Francia, un’incredibile notorietà per Amorgos, almeno tra i cinefili d’Oltralpe. Già, non azzurro o verde. Blu, blu che sembra quello del tubetto di colore di un pittore. D’altra parte le acque che circondano l’isola sono molto profonde: sulla costa nordoccidentale , la profondità del mare raggiunge i 317 metri. Sulla punta sud, pensate, i 724 metri; poi, come ti sposti a est diminuisce a 256. Attorno al golfo di Egiali, “appena” 130 metri. C’è un fenomeno cui potreste assistere che dicono sia incredibilmente affascinante, ed è l’antimamalou. In pratica, le onde si schiantano a terra e furiosamente tornano indietro, dove incontrano e si scontrano con quelle di direzione opposta. E’ una caratteristica delle acque profonde e anche della forza delle correnti che circonda l’isola.

Per quale turista è Amorgos?

L’isola è fatta apposta per chi ama camminare. Ci sono sette sentieri, tutti segnalati. Quindi, isola perfetta per pensare a uno stop anche in primavera, magari in coincidenza con la Pasqua ortodossa, o in autunno. Poi, è fatta apposta per chi ama la tranquillità: paesini mignon, dove non manca nulla per carità, ma dove si va proprio per staccare la spina. In tutta sincerità per quello che ha visto il Pinguino non è un’isola facile per le spiagge: se le cercate “comode”, attrezzate o comunque con qualche servizio, ce ne sono ma non in abbondanza. Se avete bimbi, dovete per forza optare per determinate baie e calette. La forza di Amorgos è altro e fa rima con normalità. Cose semplici, elementari, “primordiali”. Autenticità. Zero turismo di massa. Convinti?

Informazioni utili

Amorgos si trova nelle Cicladi, a sud di Naxos con una splendida vista sulle Piccole Cicladi a ovest e Astypalea a est. E’ lunga 32 km, il punto più stretto è di 3 km, quello più largo di 12. La sua linea costiera è di 121 km. I residenti sono poco più di 1800, ci sono villaggi anche di 20-35 persone, che vivono di agricoltura principalmente. Sono sette i villaggi in tutto, e un Comune capoluogo, la Chora. Amorgos ha due porti, tutti e due scalo dei traghetti: a ovest Katàpola, quello principale, e a nord Egiali.

Non c’è l’aeroporto, conviene prendere il volo fino ad Atene e poi il traghetto (7-9 ore a seconda delle fermate) o l’aliscafo (4-5 ore) dal Pireo. Altrimenti: volo Olympic su Naxos, Paros, Syros, Santorini o Mykonos e poi collegamento marittimo con Amorgos. Info sui voli interni della Grecia su www.olympicair.com .

Il collegamento via mare con le isole del Dodecanneso c’è una volta alla settimana, due con Astypaleia. Il traghettino Express Skopelitis, che fa base al porto di Katàpola, connette Amorgos con le Piccole Cicladi ogni giorno eccetto la domenica. Info sui traghetti su www.gtp.gr, www.greekferries.com. Occhio: se partite dal Pireo di pomeriggio, ad Amorgos si arriva alle 2 di notte (anche alle 2.50) e si parte alle 6: assicuratevi che qualcuno dall’albergo o dallo studios vi venga a prendere o mettetevi d’accordo con un taxi. Ecco i numeri dei taxi: a Katapola (0030 6932 103 077), a Chora (0030 6973 988702 – 6932 000455), a Egiali (0030 6932 103 077 – 6937 883838). E attenzione a verificare se sbarcate a Katàpola o a Egiali!

Capitolo autobus: a essere ben collegate sono Katàpola e Chora ed Egiali e Katàpola, altrimenti le corse sono più rare. Gli orari li trovate alle stazioncine, nei supermarket o appesi in qualche taverna. La tariffe variano dall’1 ai 3 euro. Ad ogni modo, queste sono le linee, tanto per darvi un’idea: Egiali-Tholaria e ritorno; Egiali-Langada e ritorno; Egiali-Aghios Pavlos-Chora-Katàpola; Katàpola-Aghios Pavlos-Egiali; Chora-Aghios Pavlos-Egiali; Katàpola-Chora-Monastero-Agia Anna e ritorno; Chora-Katàpola e ritorno; Katàpola-Chora-Mouros-Kamari-Arkesini- Paradisia e ritorno.

E’ un’isola montuosa, si diceva: la montagna più alta è il Krìkelos o Kroùkelos, 821 metri, a nordest: era l’unica montagna ricoperta da una densa foresta di faggi, querce, e moltissime piante selvatiche. Poi, nel 1835 è scoppiato un incendio che è durato 20 giorni, e tutto la foresta è andata distrutta. Proprio per questa vegetazione, Amorgos veniva chiamata anche Melania, perché sembrava nera, scura. L’altro nome antico è Yperia, da cui ha preso il nome il meeting annuale che porta il nome di questa piccola isola nel mondo.

La montagna del Profeta Elia, 698 metri, si erge nel centro dell’isola. E’ la montagna del capolavoro di Amorgos, il monastero della Panagia Khozoviotissa. Dalla sua vetta, sul lato ripido (quello del monastero), quando l’orizzonte è chiaro, potete vedere non solo l’intera Amorgos ma anche Naxos, Ikaria, Astypalea, Ios e persino Creta. A fare compagnia ad Amorgos, 23 isolotti.

I paesini

E allora partiamo con Katàpola, là dove è sbarcato il Pinguino, uno dei porti naturali più sicuri delle Cicladi, nel passato fu molto ricco grazie ai commerci. E per questo qui nacque e fiorì una civiltà, la Protocicladica. Per sintetizzare, diciamo che dal 900 prima di Cristo fino al quarto secolo d.C. c’erano tre città-Stato, indipendenti, floride tanto da battere moneta: Egiali a est, Minoa (o Moudoulia, oggi Katàpola) nel centro, e Arkesini a ovest.

In realtà, di Katàpola ce ne sono… tre. Cioé: sono tre villaggi nella baia che quasi a mo’ di fiordo vi accoglie. Alla vostra destra, Katàpola con i suoi 500 abitanti; al centro, con la chiesa di Agios Georgios, Rahidi; e alla sinistra, Xylokeratidi.

Katàpola, anticamente, era il porto di Minoa. Si sviluppò e tanto, sotto i Romani, fino ai tempi di Bisanzio. Poi, durante la dominazione turca divenne la base dei raid dei pirati. Delle case del passato ormai non c’era traccia, né i pirati ne avevano bisogno. Per questo, architettonicamente parlando, è “giovane”. Poi, dal 1830, cacciati i turchi, il paesino pian piano ha iniziato a esser abitato, prima dai capitani che traslocavano dalla Chora e poi da chi aveva negozi, faceva commerci, apriva attività turistiche. E’ molto carina, curata, pulita, con i suoi vicoletti con i fiori, alberi da frutto, le bouganville. Forse la cosa più bella è ammirare da qualche bar la sua baia, magari al tramonto, i pescherecci, e star lì, semplicemente star lì. Non manca nulla, eh: bancomat, studios, pensioni, hotel, negozietti con prodotti tipici, caffè-bar, cocktail-bar, farmacia, posta, rent a moto, rent a car, supermarket, lavanderia, agenzie di viaggio, e qui potete chiedere per i taxi. C’è anche un campeggio: www.kastanis.com.gr.

Passeggiando lungo le viuzze interne, lastricate, a una manciata di metri dal molo , vi ritroverete spuntare qualche pezzo di antiche mura nei giardini delle case fino a che eccovi davanti alla chiesa della Panagia Katapoliàni: è una basilica protocristiana costruita sopra il tempio di Apollo Pizio (se ne scorge qualche traccia, guardate la finestrella sulla destra) . Dietro, in alto, la collina di Ano Poli (letteralmente, città alta), cioé l’antichissima Minoa. In età ellenistica la gente scese dalla collina e fondò Kàto Pòli, cioé Katàpola (sta per città bassa).

In una piazzetta (viste le dimensioni di Katàpola, prima o poi ci capitate davanti per forza!), la storica fontana veneziana con l’acqua, freschissima, della sorgente che arriva dalla montagna Moundoùlia. E’ la “sorgente di Katàpola”, richiamata in molte canzoni di Amorgos.
Se poi seguite il piccolo lungomare verso Rachidi, a destra ci sono gli uffici della Comunità di Katàpola con un monumento ai soldati caduti e immediatamente dopo, l’edificio neoclassico della scuola elementare. Un piccolo gioiellino.

E così si arriva a Rahìdi, con la sua minispiaggia, le tamerici e la chiesa di Agios Georgios, con il suo doppio campanile e i cupolotti azzurri. La strada costiera continua fino a Xylokeratidi, separata da Rahìdi da una fertile vallata, ricca di sorgenti, dove si coltivano soprattutto ortaggi, frutta, olive.

Xylokeratidi, villaggio di pescatori, si trova nel punto della baia più riparato dai venti di nordest, ed era – fino al secolo scorso – il cantiere e l’ormeggio più importante di Amorgos per le navi. Fino a non molto tempo fa, qui si costruivano ancora piccole navi. Anche qui troverete taverne di pesce, caffè e bar. E tamerici.

Se lasciate il paesino e seguite la strada lungo la baia, verso ovest, eccovi alle spiagge.

Se poi volete tuffavi nell’archeologia, potrete andare a visitare le rovine dell’antica Minòa, la “nonna” di Katàpola, una delle tre città-Stato di Amorgos, abitata ininterrottamente dal 1000 a.C. (Tardo Neolitico) al quarto secolo dopo Cristo. Non è rimasto moltissimo, e lo dovete sapere, dell’antica città posta ad anfiteatro, praticamente invisibile dal mare (attenzione, il Pinguino non l’ha visitata, vi riporta quanto sentito dagli amorghini e quanto scritto sui libri). Rimangono – nella città bassa – tratti di mura, e il lungo edificio del ginnasio del quarto secolo a.C. con quel che resta del tempio ellenistico (riconoscibile perché c’è una povera statua di Apollo proprio in mezzo, e parte del pavimento a mosaico). Sul lato sud del ginnasio, c’è ancora il gabinetto con la sua conduttura nella roccia. Trenta metri sopra il tempio ellenistico, dei gradini con tanto di segnalazione vi portano all’acropoli (del nono-ottavo secolo a.C.): la visa sulla baia e sulla piana coltivata è unica (dicono), vedrete anche il sud di Amorgos compreso l’altro sito antichissimo, quello di Arkesini.
Sull’acropoli c’era il santuario (ne rimangono le fondamenta) dedicato a Dioniso. Inizialmente, prima della costruzione dell’acropoli, l’area era utilizzata come sito religioso legato al mito di Minosse, il re di Creta, che, secondo la leggenda, qui a Minoa aveva la sua residenza estiva (e da Minosse anche il nome Minoa). Poi, dal settimo-sesto secolo a.C., il culto di Dioniso, associato alla fertilità e alla crescita, alla terra insomma. Minoa venne abbandonata nel quarto secolo dopo Cristo, quando crebbe il porto di Katàpola e la sua importanza commerciale. Così venne inghiottita, la terra venne usata dai contadini per l’agricoltura e il pascolo.

Per salire al sito ci sono i segnali stradali (si taglia attraverso la piana prima di Rachidi, e si arriva dritti all’entrata del sito archeologico, sono meno di 3 km). Altrimenti, c’è un sentiero in pietra che parte da Katàpola e che in 35 minuti, tra cappellette e una sorgente, vi porta a Minòa (informatevi se è ben segnalato, comunque la montagna è sopra di voi!). Nel sito archeologico ci dovrebbero essere dei pannelli esplicativi in inglese.

Chora

E’ deliziosa. E’ un intrico di stradine e di chiese, di casine raccolte e di mici, con la rocca veneziana che osserva tutto e tutti dall’alto e i mulini ancora più su. Si trova a 5 km da Katàpola (con la quale è collegata da un regolare servizio di autobus, oppure sono 45 minuti di camminata), ha 400 abitanti, e per arrivarci, dal porto, si percorre una strada che pare più un serpente attorcigliato. C’è uno spiazzo per posteggiare la macchina proprio davanti al Comune (e al bancomat) . Poi ci si infila nel bianco delle casine e nelle stradine di questo paesino che per difendersi dai pirati non era visibile dal mare e che per questo è un labirinto di vicoletti. E nel bianco di una Chora curatissima, quello che impressiona sono le tantissime chiese, quaranta, tutte diverse. E i fiori, i cortiletti che profumano di gelsomino, i vasi di basilico o di gerani appoggiati sui gradini o a fianco delle stradine, i sottopassi (embrostiàdes, abbastanza unici nelle Cicladi: visto lo spazio limitato della Chora, i tetti delle case venivano uniti o allungati per creare una sorta di patio o una stanza in più). Tutto lindo, tutto perfetto ma vissuto, non finto per turisti. Che comunque qui trovano negozietti di souvenir, taverne, bar, soprattutto lungo la strada principale, che attraversa il paese. Ci sono anche studios, il noleggio auto, la posta, la farmacia e l’eliporto (per i turisti e per le emergenze mediche: a proposito, Chora è anche il centro medico dell’isola). Insomma, è talmente carina che qui ci si sta proprio volentieri.

Abitata dal nono secolo a.C. attorno alla rocca (sempre per tenere d’occhio i pirati, a un’altezza di 64 metri), durante il periodo veneziano si è sviluppata parecchio (si dice che abbondasse di passaggi segreti che dalle case portavano al castello). La vista dalla rocca del Kastro (vuol dire castello, peraltro in rovina, del 1200), o meglio dalla chiesa di Agios Georgios, che è fin dove ci si arrampica, è spettacolare ma attenzione se c’è parecchio vento. Se poi volete (e la trovate aperta), alla base della rocca ma dalla parte opposta rispetto ad Agios Georgios, incuneata nella roccia per più di 15 secoli, c’è la chiesina di Kera-Leousa (Nostra Signora della Misericordia), la più vecchia della Chora. Il Pinguino vi segnala un’altra cosa, che non ha visto ma che ha letto. Però dovete portarvi dietro una torcia…. Dunque, le uniche indicazioni che ha trovato il Pinguino sono queste: scendete dalla rocca, dovreste vedere antiche case dalle pareti in pietra a vista, il vecchio frantoio, insomma, rovine. E tra le rovine, una porta in legno: ammesso che si possa aprire, vi troverete davanti a una gradinata che vi porta in una camera semicircolare con volte e archi. Siete finiti a Kato Lakkos, la cisterna medievale di cui si serviva la popolazione . Poi, con i Veneziani, nel 1400 venne trasformata in un vero e proprio acquedotto e così è rimasta da quei tempi. Un ottimo metodo per conservare l’acqua sia in caso di attacco dei pirati che nei periodi di siccità. Serviva anche al frantoio.

Ma torniamo sulla strada principale, quella dei negozietti e delle taverne. La torre di Gavras, un edificio appartenuto a ricchi mercanti veneziani, del 1500, oggi è il piccolo Museo archeologico (orario estivo 8.30-15, entrata libera, chiuso il lunedì). Una stanza quadrata, un quadrato sotto, e un quadrato come terrazza, senza indicazioni per quello che si vede. C’è però un salvadanaio per supportare il museo. I reperti più preziosi sono contenuti nella vetrina in fondo, a destra, vicino alla finestra: contiene alcuni utensili in osso, anelli oro, pettini ritrovati a Minòa, la vecchia città prima di Katàpola. E teste di donna e coppe in argilla, e ancora fregi, pezzi di statue e di colonne, lampade a olio, iscrizioni, e un altare per sacrifici (a destra appena entrati, con la testa di caprone: si può vedere ancora il colore rosso e azzurro). Qui c’è la storia di Amorgos, dal 3000 avanti Cristo al Protocristianesimo.

Se usciti dal Museo o dalla chiesa immediatamente dopo girate a sinistra e vi arrampicate tra le stradine, sbucherete nella Loza o Loggia (retaggio veneziano…), la piazza principale della Chora: caffè, sedie, l’eucalipto, e la chiesa, la più importante della Chora, dedicata all’Assunzione e a Giovanni Teologo, restaurata nel 1689. Al suo interno, l’icona bizantina trasportata qui dalla chiesina di Kera-Leousa, quella sotto al Kastro.

Proseguendo invece dritti lungo la piccola strada principale o se scendete dalla Loggia, troverete un’altra deliziosa piazzetta - Plateaki – con caffè dove troverete l’ennesima, bianchissima chiesina, stavolta tripla. Un altro splendido posticino dove fermarsi e assaporare questo paesino. Si sale su per qualche gradino e poco dopo ecco l’embrostiàda (il sottopasso). Proseguendo, e ormai siamo vicina all’uscita del paese, c’è una fila di pozzi in pietra, tutti pubblici: una volta questa era la principale riserva d’acqua della Chora, questo era il cuore della vita di ogni giorno della Chora. Di fronte ai pozzi, lo storico ginnasio, la scuola superiore voluta dai monaci di Khozoviotissa, con la sua architettura neoclassica.
La coreografia si chiude con loro, i mulini con il tetto (almeno alcuni…), una delle più belle coreografie delle Cicladi. Pensate che nel 1800 Chora aveva 18 mulini (oggi di mugnai ce ne sono ancora, benché pochi…) a dimostrazione che l’economia del paese era legata ai campi, alla terra, al grano.

C’è un luogo del cuore del Pinguino, a circa 5 km dalla Chora, precisamente a sud del capoluogo: è il piccolo monastero di Agios Georgios Valsamitis. Leggete qua la storia di sorella Irini e del suo monastero:  http://www.ilpinguinoviaggiatore.it/2012/07/amorgos-il-sorriso-di-sorella-irini/

Egiali

C’è un’unica strada che collega Katàpola e Chora all’altro capo dell’isola, lì dove c’è Egiali, che è l’altro centro turistico di Amorgos dopo la stessa Katàpola. Fino al 1982 non c’era proprio la strada, solo dei sentieri collegavano i villaggi. Poi è arrivato lo sterrato e infine, dopo ben 15 anni, l’asfalto. Da appena dieci anni questa strada, che merita moolta attenzione, è terminata. Colpa, dicono, anche della rivalità tra Katàpola ed Egiali: essendo due porti, nessuna delle due voleva la strada. Per due motivi: primo, per il timore di perdere lo status di porto (i traghetti, infatti, attraccano sia nell’una che nell’altra); secondo, si dice che Katàpola avesse il timore di perdere i turisti dopo il collegamento con Egiali, che – dicono – abbia a portata di mano le spiagge più belle. Una rivalità tale che l’ultimo sindaco, di Langada, è stato eletto con 601 voti (raccolti dai paesini attorno a Egiali), il suo concorrente della zona di Chora-Katàpola ne ha ottenuti 600!!! Si diceva che era una pacchia fare il servizio militare qui (i militari erano impegnati nella costruzione): non si voleva la strada? E allora la naja era tutta un riposo, almeno così hanno raccontato al Pinguino.

Due parole sulla strada da Katàpola ad Egiali: innanzitutto, andate piano. E’ tutta curve, con uno strato di asfalto moooolto leggero, e con il rischio – com’è successo al Pinguino – di trovarsi capre e pecorelle stese a godersi il primo caldo di aprile sulla strada (ma era aprile, in estate saranno stufe, no, del caldo???). Per chi non guida, la strada è panoramicissima: davanti, Naxos, Koufonissi, Ikaria….. Lungo la costa, tredici torri (contro i pirati) e un’infinità di monasteri, cappelle e chiese: ben 317, quasi una al giorno da scoprire! E ancora muretti a secco, tantissimi, costruiti a terrazza, a volte abbandonati dagli agricoltori, a volte rovinati dalle capre selvatiche. Dentro ai muretti, quei cerchi sono gli ovili. Per secoli tutta l’economia di Amorgos si basava sull’agricoltura: la manutenzione dei muretti era normale e obbligatoria, servivano a separare le proprietà ma anche e soprattutto a proteggere dalle piogge il terreno, perché non franasse.

E adesso facciamo finta di essere sulla nave e di avere di fronte questa splendida baia a ferro di cavallo: di fronte a voi quattro paesini che compongono il distretto di Egiali. C’è Ormos, il paesino con il porto; sulla destra, in alto, Potamos; al centro Langada e sulla sinistra Tholaria. Totale delle anime: nemmeno 500 persone.

Un piccolo mulino accoglie chi scende dalla nave a Ormos, o Egiali, come viene anche chiamata (se volete prenotare il traghetto troverete quest’ultimo nome). Pensate: qui non c’era l’elettricità fino a che non è stata fatta la strada. Se oggi osservate Egiali certamente vi parrà piccola e più che altro occupata da studios e pensioni, ma pensate cosa doveva essere qualche decennio fa: la nostra amica Irene (nella foto), la signora così gentile dell’Hotel Egialis  (http://www.amorgos-aegialis.com/), ci ha raccontato che quando lei era piccola c’erano appena 15 case. Sì, 15 case! D’altra parte fino al 1830 nemmeno esisteva questo villaggio a causa delle scorribande dei pirati, tutti vivevano nei villaggi ben lontati dal mare. Oggi, invece, qui troverete tuttto: hotel, studios, camping (http://www.aegialicamping.gr), caffè, taverne, negozi, la farmacia, il bancomat, il fotografo, il diving centre, cocktail bar, rent a car, taxi. E’ l’altro importante centro turistico dell’isola. Lungo il porticciolo, la barche dei pescatori.

Piò o meno, siamo a 15 km dalla Chora con la quale è collegata da un regolare servizio di autobus.

Aegiali è anche il secondo porto di Amorgos.. La baia, a ferro di cavallo, ospita spiagge di sabbia fine e mare turchese davvero trasparente, meraviglioso. La spiaggia, grande, di sabbia fine e acqua cristallina è in parte attrezzata e ombreggiata dalle tamerici. Lungo il suo perimetro, snack bar, café, ouzerie, ristorantini e taverne tipiche (il Pinguino consiglia To Limani tis kyra Katinas, nella stradina parellela al lungomare: ottimo il pesciolino). Qui si concentra la vita turistica dell’isola con hotel, pensioni, stanze ed appartamenti, Nel pittoresco porto barchettine colorate di pescatori, taverne, ristoranti e negozietti. E poi anche la pompa di benzina, rent-a-car e taxi.

Il facile accesso alle bellissime spiagge di sabbia, la comodità di avere negozi e quanto necessario a pochi passi di distanza, rende la zona di Aegiali ideale anche per famiglie con bambini.

I paesini attorno a Egiali

Innanzitutto, Langada: è chiamato il “paese verde” perché un maestro, scomparso ormai una ventina di anni fa, aveva detto ai suoi piccoli studenti: “piantate 10 alberi ciascuno!”. Così oggi è il “paesino verde”! Con i suoi 230 abitanti, a 4 km da Egiali e a 20 dalla Chora, è da vedere. Ha una posizione da “vedetta”, molto scenografica. Soprattutto, ci dovete andare per due cose: conoscere Vangelis, l’erborista innamorato della sua isola, e fare il sentiero che vi porta al paesino opposto a Langada, Tholaria (un’oretta, ma “perderete” un sacco di tempo a fare foto!). Me-ra-vi-glio-so. I più camminatori devono sapere che Langada si può raggiungere anche da Egiali attraverso un sentiero che attraversa gli uliveti (le guide parlano di 30-35 minuti). Arriverete con la strada da Egiali in una piazzetta-posteggio. Ora: se prendete il sentiero a sinistra, arriverete – attraverso una stradina cementata, in un quarto d’ora – verso la chiesa di Panagia Epanochoriani, dal cupolotto azzurro. E’ qui, la settimana dopo Pasqua, che parte la processione delle icone. Non c’è molto da camminare, e il panorama (sulla baia, sulle isole davanti, su Langada stessa, sugli…. asinelli!) è splendido e profumato!

Se invece dalla piazzetta-posteggio scendete a destra, verso un kafeneio, entrerete nel paesino. Vicoletti, magari con dei disegni a terra, casette bianche, taverne (da provare O Nikos), studios, e tanta pace. Al numero 89 c’è la “bottega delle erbe” di Vangelis (per saperne di più sulle erbe di Amorgos cliccate qui): se la porticina è aperta, provate a chiedere se vi mostra come trasforma il più grande patrimonio di Amorgos, le erbe. Altrimenti, 100 metri più in giù, sulla destra, troverete il suo negozio (che si chiama Iama, che poi vuol dire “porre rimedio, guarire”): una casina restaurata, piena di té ed erbe profumate dove vende anche oli essenziali, creme, saponi fatti a mano. Se poi, oltre Iama, scendete e prendete la passeggiata che va a Tholaria e vi capitate per Pasqua o immediatamente dopo, può capitare che vediate un fantoccio di paglia vestito di tutto punto: è Giuda, che in quanto traditore viene bruciato! Sempre su questa passeggiata, poco oltre Langada c’è, sulla sinistra, una chiesina immersa nel verde: lì sono sepolti tutti insieme un gran numero di paesani trucidati dai pirati turchi.

E poi dovete provare a Langada al caffè Erontas&Meli (si può anche mangiare, cucina cretese e di Amorgos!): assaggiate il liquore fatto a mano dal sindaco, il centerbe loro che poi è fatto di quaranta erbe e si chiama, appunto, Saranda (quaranta in greco)… Ma Langada offre anche studios, hotel, taverne, supermarket, bar… Un posto dove passarci qualche giorno certamente, a patto che vi piaccia l’estremo silenzio.

E allora visto che l’abbiamo citata, parliamo di Tholaria, a 3,5 km da Egiali. E’ un paesino delizioso, carino quanto Langada: stradine in salita e discesa, sottopassi, volti, curato, molta tranquillità ma anche servizi: studios, appartamenti, taverne, negozi, minimarket. E con una gran vista, essendo in collina sul golfo di Egiali. Merita davvero una visita. Quello che colpisce è la chiesa, anzi, una chiesona: Agii Anarghiri, due torri a campanile, un cupolotto azzurro, archi, un po’ di colore rosso. Sembra fatta di zucchero e glassa. All’interno, icone, paramenti sacri, libri antichi che si possono vedere dalle 10.30 alle 13 e dalle 18 alle 22. Per la pappa, il Pinguino è andato alla Taverna Panorama e oltre ad aver pappato bene, è stato anche intrattentuo dalla muscia del signor Nikola e di un altro musicista: violino e liuto a volontà con le musiche di Amorgos!

Potamos ha una vista incredibile su Egiali. Si tratta di un gruppetto di case e nulla più, che fino a non molto tempo fa erano collegate con Egiali e il suo porto unicamente da un sentiero…. Oltre a scattare delle fotografie superscenografiche, il Pinguino non sa veramente cosa aggiungere. Se ci andate al tramonto, trovate aperti un bar-pizzeria-insalate-spaghetti-dolci, e un bar-ristorante.

Arkesini e Kato Merià

Volete davvero una vacanza slow, nel segno della tranquillità assoluta? Sinceramente, il Pinguino crede che tutta Amorgos sia così. Eppure c’è una zona che è ancora più da “orsetti” di mare: è Kàto Merià, a sud ovest di Katàpola e di Chora. Paesini mignon, tanta campagna e tanto olio, 40-50 , al massimo 220 abitanti; il silenzio da godere; spiagge vicine; qualche posticino dove mangiare; autenticità autentica.

Dunque: pigliate la strada da Chora, passate oltre Agios Georgios Varsamitis, e proseguite verso Kamàri, il primo villaggio abitato, la “porta” ai “luoghi in basso”, questo vuol dire Kàto Merià. Campi coltivati, animali, casine bianche che non mancano mai, giardini, orti, fiori… Kamari ha 40 abitanti, si trova sul pendio, quasi a vigilare sull’intera valle. E’ a 12 km da Chora, e qui si vive di pesca, agricoltura e allevamento. Poi c’è il piccolo Vroùtsi, 82 abitanti, per lo più contadini ma con casine nuove che sembrano tanto dei futuri studios (o presenti? Era tutto chiuso quando c’è andato il Pinguino). Pensate, Vroutsi possiede pure un cinemino: oltre a essere una delle due sedi del meeting “Yperia” (ospita parte dei cortometraggi inseriti nella sezione cinema della quattro giorni di Amorgos), almeno fino al 2010 qui si proiettavano i film. Per pavimento delle mattonelle bianche e nere, sedie di legno ma imbottite, 63 posti, una vecchia cassa costruita in legno alla bell’e meglio con la scritta “Tameio” a pennarello, locandine appese, e le sedie strette strette. Ricorda l’atmosfera di “Nuovo cinema Paradiso”. O de “L’uomo delle stelle”. C’è pure una taverna e quanto meno un negozietto di souvenir.

Proseguite, proseguite. Ecco Arkesìni, 220 abitanti, a 15 km da Chora, la terza città-stato di Amorgos nei tempi antichi. Si trova alle pendici di una montagna, a occhieggiare la piana di Kàto Merià. Qui troverete una taverna, un minimarket, caffè, una pensione e studios in affitto.

Se poi volete, potete andare a visitare la Torre di Arkesìni, anzi, sul cartello troverete l’indicazione Torre di Aghia Triada, dal nome di una chiesetta bizantina lì vicino del 13esimo secolo. E’ anche conosciuta come Torre di Basilio, “Pirgos tou Vasili”. E’ l’unico monumento che sopravvive ad Amorgos dopo ben 2330 anni. Dal 2003 al 2008 la Torre è stata scavata e restaurata con fondi Ue. Siete in un’area rocciosa, e quello che si pensa è che chi l’ha costruita abbia preso la roccia di questo luogo per edificarla. E’ una delle più grandi e delle meglio conservate delle Cicladi. Noterete i cardini della porta nella pietra, evidentissimi, il cortile dell’edificio centrale, le stanze con la cucina, la sala da pranzo i ripostigli, i bagni, le latrine (quando entrate sulla destra, dentro a quella che doveva essere una porta con arco di pietra): era la casa di un uomo ricco, che si chiamava Ktisifo (c’è un’iscrizione consumatissima sul muro a sinistra della porta di ingresso, a mezza altezza, difficile da vedere se nessuno ve lo indica). La torre aveva un obiettivo certo: stare al sicuro e dare sicurezza alla zona e a chi gli coltivava i terreni. Dopotutto, c’erano i pirati nel periodo ellenistico, la torre infatti è del 350-330 a.C., più o meno quando Alessandro Magno conduceva le sue campagne di guerra in Asia Minore. Guardate gli enormi blocchi angolari: altro che sicurezza! Eppure la torre alla fine è stata distrutta, quindi disabitata, invece l’area no, ed è tuttora abitata. Pensate da quanti secoli… D’estate il sito è aperto dalle 9 alle 14, non il lunedì. Questo è il monumento archeologico più importante della zona. Se siete dei superappassionati di archeologia, altri due spunti (letti e non visti dal Pinguino): l’acropoli di Arkesìni, dell’Età del Bronzo, sulla collina di Kastela, a est del monte Korakas, con una bella vista della piana; e Kastrì, a nord di Vroùtsi, su una collina che guarda il mare. E’ il vecchio castello, un insediamento abitato fin dalla preistoria, con la chiesa della Panagia Kaotrianis che si festeggia l’8 settembre. Troverete anche le fortificazioni veneziane, restaurate . Il sito è stato abbandonato a causa delle escursioni dei pirati. Come ci si arriva? Da Vroùtsi si cammina per 45 minuti.

Infine, Kolofàna: siete a 18 km da Chora, e qui troverete ben una cinquantina di abitanti! Però ci sono caffè e camere in affitto!!! Siete a due passi da una chiesina specialissima per Amorgos e per tutti coloro che vivono nelle Piccole Cicladi: Aghia Paraskevì. Ogni anno, in suo onore, qui si tiene la festa più grade e importante di Amorgos, Pasqua esclusa. La chiesina ha il cupolotto azzurro, è proprio grande e davvero ben tenuta.

Le spiagge

Il Pinguino è stato ad Amorgos ad aprile, non proprio la stagione adatta ai bagnetti, anche se siamo in Grecia. Ad ogni modo, vi segnala le spiagge sperando nei vostri resoconti più dettagliati!

Attorno a Katàpola

A nord-ovest del porto, vicino al paesino di Xylokeratidi, trovate una sequenza di spiagge. La prima è I Tre Gerarchi: è proprio alla fine di Xylokeratidi, sotto la chiesa omonima. Ciottolosa, si raggiunge a piedi.

Agios Panteleimon, una lingua di terra che scivola dolcemente in mare. Prende il nome dalla chiesa che è sulla punta di un piccolo promontorio. Avete tutta la baia davanti a voi (e le mucche pascolano lungo la costa). Spiaggia rocciosa.
Dopo 5 minuti a piedi, ecco Maltezi: spiaggia di sabbia fine, attrezzata con ombrelloni, lettini, bar. Degrada dolcemente. Ci potete arrivare anche con la barca da Katàpola che in 5 minuti vi porta lì. Altrimenti, sono 25 minuti a piedi da Katàpola passando per Xylokeratidi. Decisamente l’ideale se avete bimbi.

Plakes: spiaggia rocciosa e con lastre di pietra e acque profonde per “avventurosi” e nudisti, segnala la guida. Non per bambini e non per chi non sa nuotare. E’ dopo la spiaggia di Maltezi, ci si arriva via barca da Katàpola.

Glyfada: si trova a nord est di Katàpola, siamo oltre la baia, spiaggia di sabbia fine, poco affollata. Ci si arriva solo a piedi passando per Xylokeratidi, Nera e Peristeria. Raccomandata per nudisti e solitari!

Ci spostiamo a nord-est di Katàpola. Proseguendo lungo la strada si supera il molo e sopra le ultime case del paesino, ai piedi della montagna, le tombe ad arco, romane, costruite con la calce e la malta. Una stradina stretta, da fare a piedi, segue la costa e si arriva in una baia dove i campi toccano il mare, con la chiesetta dedicata alla Madonna. La costa è protetta da un piccolo promontorio: è Capo Akrotìri o Katakrotìri, una spiaggia di sabbia. Se c’è vento del nord, le onde si fanno difficili.

Proseguendo oltre Capo Akrotiki, in successione incontrerete queste spiagge vicino alle chiese da cui prendono il nome: Agios Ioannis e Agioi Anargyroi. Ciottoli, pietre e rocce per chi ama la nuotata in solitario. Attenzione alle onde, con il vento. Il cortile di Agioi Anargyroi, una chiesa doppia dedicata a santi Cosma e Damiano, è un vero e proprio balcone sull’Egeo.

Foinikes-Tyrokomou-Agioi Saranda: a sud di Moudoulia, si raggiungono in bici o in macchina dalla strada che va ai resti di Minoa. Sono di sabbia. La più bella è Agioi Saranda (i quaranta santi): lasciate la macchina alla fine della strada, e dopo 10 minuti a piedi, su un sentiero, ci arrivate. Attenzione anche qui al vento del nord, onde pericolose.

Attorno alla Chora

Agia Anna: a 5 minuti dalla Chora, basta seguire le indicazioni per il monastero di Khozoviotissa dato che sono vicini. Ci si arriva grazie a una gradinata comoda. E’ anche la zona dove hanno girato “Le Grand Bleu”, il film di Luc Besson: qui le acque sono incredibilmente azzurre e blu, cristalline. E’ una spiaggia lillipuziana, di ciottoli, piccolina (per non dire mignon), dominata dalla chiesina bianca che le dà il nome. Di una bellezza selvaggia, ci si può anche distendere sui lastroni di roccia. E’ qui che secondo la leggenda si è fermata la piccola barca con l’icona della Madonna che ha dato il la alla costruzione del monastero di Khozoviotissa.

Kampi: a ovest di Agia Anna, la potete raggiungere seguendo il sentiero di roccia che parte da Agia Anna (10 minuti). E’ una spiaggia di ciottoli, più grande di Agia Anna, l’ideale per chi è a caccia di tranquillità (e per questo è meta di nudisti, scrivono le guide).

Attorno a Egiali

Ormos: attaccata ad Egiali, è la più larga, ad arco, lunga circa 1 km, una delle più belle dell’isola grazie alla sua sabbia fine. Qui l’acqua è poco profonda e calma. Ha le tamerici che offrono l’ ombra. Ci sono taverne, bar e supermarket lungo la spiaggia. E anche studios. Ok per i bimbi. Da qui ci si arrampica su un sentiero, segnalato, che poi sbuca a Tholaria.
Se prendete un sentiero da Ormos (ma potete anche pigliare la macchina e seguire la strada per Tholaria: prima dell’Aegialis Hotel girate a sinistra ) e camminate per 15-20 minuti potete raggiungere la spiaggia successiva, Levrossos. Lunga circa 200 metri, di sabbia, la si può raggiungere anche con il water taxi che parte da Ormos. Con taverna, studios e appartamenti praticamente sulla spiaggia. Bene per i bimbi, anche se l’ombra è nulla.
Proseguendo ancora sul sentiero, a 10 minuti da Levrossos e a 30 da Egiali, ecco la piccola Psili Ammos, lunga 150 metri. E’ raggiungibile anche via mare dal water taxi di Ormos. Spiaggia di sabbia, ci sono solo due edifici abbandonati, piante e tamerici… Qui però dovete portarvi tutto appresso!

Chochlaka: è la spiaggia che segue Psili Ammos, piccola, con ciottoloni. Si può raggiungere o grazie al sentiero o con il water taxi. Con qualche tamerice. Stesso discorso: pace di sicuro, ma niente servizi!

A nord di Tholaria, c’è Mikrì Vlyhada, con sabbia e ciottoli, accessibile però dopo una camminata di mezz’ora. Da Tholaria, appunto. Raccomandata a nudisti e a chi non piace la folla. Attenzione: con il vento del nord il mare diventa pericoloso.

Spostiamoci a sudovest di Egiali. A cinque km, c’è Agios Pavlos: fino a ieri il nulla e una chiesina, oggi villaggio in rapida espansione turistica con studios. Sabbia fine, ciottoli, acqua cristallina e di un celeste spettacolare (con anche alghe) ma… è spettacolare. E’ una striscia di sabbia ad arco che si fa sempre più stretta e si protende in mare per quasi cento metri. Da vedere, anche se ad agosto al Pinguino hanno detto che è leggermente affollata… Grazie a questa forma modellata dal vento e dal mare, qui l’acqua – hanno detto al Pinguino – è calma, a mo’ di laguna. E qui troverete una taverna di pesce, un bar, e godrete della vista fantastica sull’isolotto di Nikourià. Niente ombra, ma anche grazie alla taverna e all’acqua non agitosa questa spiaggia può essere adatta ai bimbi. Fate attenzione però: è un ottimo luogo per la pesca, le immersioni, lo snorkeling ma anche per l’ancoraggio, visto che sicuro. Quindi, occhio alle barchette, al largo! Nota archeologica: in questa zona sono state trovate tombe di duemila anni fa. Evitate di fare castelli di sabbia se non avete il pallino dell’archeologo! Agios Pavlos può essere raggiunta in auto comodamente, c’è un parcheggio, o in bus (la distanza dalla fermata è di 500 metri). Da qui in 15 minuti potete raggiungere Nikourià. Il servizio navetta dovrebbe funzionare dalle 11 alle 19, dovrebbe costare sui 4 euro.

Appunto, l’isolotto di Nikourià, che poi tanto piccolo non è: una chiesetta e una spiaggia di sabbia fine e ciottoli. Potete raggiungerla anche con la barca da Egiali. In questo posto isolato vivevano gli eremiti e i pastori cui si portava il cibo.
Invece sull’altra costa, a sud est, quasi dirimpetto ad Agios Pavlos, le guide segnalano un’altra spiaggia, Hàlara: si raggiunge solo attraverso il sentiero che da Potamos (sopra Egiali) scende a sud, verso Chora. Si parla di un’ora e mezza di cammino. Le guide la descrivono come una spiaggia bellissima, lunga 200 metri, con ciottoli e sabbia. Una spiaggia indubitabilmente per solitari. E per chi ama fare snorkeling. E’ la spiaggia dei ”pirati pietrificati in eterno”. La leggenda narra che … “tanto tempo fa, un manipolo di pirati decide di razziare il ricco monastero della Panagia Hozoviotissa. Risalendo la costa, vedono questa splendida spiaggia e si fermano a riposare. La Madonna, che protegge il monastero e tutta Amorgos, trasforma il volto del capo dei pirati in marmo e così è rimasto fino a oggi: un roccia. Terrificati, gli altri pirati abbandonano le loro due navi che nel frattempo sono state trasportate dal mare fino a sotto il monastero. E le navi vengono a loro volta trasformate in pietra”. Sono gli isolotti di Megalo Viokastro, davanti alla spiaggina di Agia Anna, e Mikrò Viokastro, sotto il monastero.

Attorno a Kàato Merià

A Kamàri pigliate la vostra macchina e girate a sinistra e dopo 2 km lungo uno sterrato arriverete a Moùrou, una delle spiagge più belle – scrive la guida – con sabbia e ciottoli: qui troverete una taverna di pesce, con pure le aragoste fresche dei pescatori (scrive sempre la guida!). Sinceramente, dalle foto pare davvero strettina e con le rocce in mare. E sinceramente, al Pinguino non pare una spiaggia da bimbi…

Dalla piazza di Arkesini parte un sentiero che in mezz’ora di camminata vi porta ad Ammoùdi: è una spiaggia piccola, calma e pulita, con sabbia e ciottoli.

Ci spostiamo sull’altro versante.

Kàto Kàmbos: un porticciolo con un piccolo molo e una spiaggia con pietre, ciottoli e sabbia. Con il meltemi non è da consigliare. Si raggiunge con la macchina: dopo Kolofàna girate a destra e percorrere uno stretto sterrato lungo 1 km.
Paradeìsa: si trova a 300 metri a ovest della chiesa di Aghia Paraskevì, vicino Kolofàna. Piccola, con ciottoli e sabbia. Ci si arriva con la macchina. Occhio al meltemi, il mare qui si arrabbia.

Sempre da Kolofàna si prosegue a ovest e si arriva alla spiaggia di Kalotarìtissa, una baia riparata, di sabbia. Si raggiunge con la macchina. Si dice sia la più bella della parte meridionale di Amorgos, in più quando soffia il vento questo è un posticino protetto. C’è il porticciolo per le barche da pesca locale che funziona pure da ancoraggio per le barche. Il bar della spiaggia offre anche lettini e ombrelloni. Da qui parte ogni ora una barchetta che in dieci minuti vi porta sull’isolotto disabitato di Gramboùsa: altra spiaggia di sabbia con qualche ciottolo ma c’è la possibilità di “esplorare” e di trovare qualche altra caletta più solitaria… Curiosità: l’isola è abitata in realtà, dai conigli. Che si fanno particolarmente coraggiosi quando devono chiedere qualche stuzzichino ai visitatori! La si può raggiungere via mare pure da Katàpola. Per i servizi che offre e per essere così riparata, può rappresentare un’ottima soluzione per chi ha bambini.

Poco prima di raggiungere la baia Kalotarìtissa, sulla destra avete il golfo di Livèrou e il suo relitto, un mercantile tuto ruggine che è naufragato lì dopo una tempesta.

Le feste

Pasqua è un momento speciale per Amorgos: dal pomeriggio di Pasqua fino alla domenica successiva le icone del monastero escono da Khozoviotissa e ogni giorno toccano una differente chiesa dell’isola con tanto di processione. Nel mezzo della settimana di Pasqua le icone sono a Katàpola. Così Pasqua ad Amorgos dura otto giorni!

Il 1 luglio, a Tholaria, c’è la festa dei Agii Anarghiri: viene offerto il cibo, il tradizionale patatato, e lo xydato (con la trippa). Musica e balli.

Il 23 luglio si festeggia Agia Paraskevì a Kàto Merià. Ed è la festa più importante dell’isola: alle tremila persone che giungono qui viene offerto il patatato, mentre vicino alla chiesa vengono allestite delle “stanzette”, una cucina, un magazzino e una “sala da pranzo” per far accomodare visitatori e fedeli. Si balla e si danza fino all’alba.

Il 26 luglio, la vigilia di Agios Padeleimonas, a Katàpola si organizza – nel porto – una gran festa con protagonista il raki: così potrete vedere come viene prodotto!! Dopo la cottura del raki, la festa continua: una barca piena di giovani ballerini con i vestiti tradizionali vi darà il benvenuto. Tanta musica, e l’occasione di gustare il raki che viene offerto assieme a dolcetti al miele e al sesamo. Il 27 luglio, così come a Pasqua, a Katapola si arrostisce l’agnello con una grande festa.

Il 6 agosto c’è una gran festa nella piazzetta della Loggia della Chora.

Se si è golosi, inoltre, un’occasione da non perdere è il festival del Pasteli, che si tiene durante il mese di agosto alla Chora: si tratta di un momento unico, in cui la comunità si riunisce per preparare in piazza questo tipico dolce fatto da sesamo e miele lasciati essiccare su foglie di limone. Gli ingredienti vengono mescolati insieme ad un temperatura altissima e , dopo essere stati disposti sulle foglie, lasciati per almeno due ora finché il composto non diventa abbastanza da poter essere tagliato. A questo rito partecipano tutti quanti, ed è un vero divertimento vedere i bambini intenti a ritagliare le loro formine e a nascondersele per potersele mangiare più tardi. L’occasione rappresenta uno dei grandi eventi, e testimonia ancora una volta la dimensione centrale che il cibo ha per gli abitanti di queste zone.

Il 15 agosto, una processione dell’icona della Madonna, a Katàpola: è accompagnata dalle barche nel mare che creano uno spettacolo, dice la guida, incredibile.

Il 15 agosto c’è la festa della Panagia Epanochoriani, a Langada, dove viene offerto il patatato. E’ una delle feste più grandi e importanti dell’isola.

Il 21 novembre, al monastero di Khozoviotissa, si celebra una festa importantissima cui partecipa la gente di Amorgos ma anche moltissimi pellegrini. E a tutti vengono offerti baccalà fritto e altro pesce.

di Donatella Tretjak

(Il Pinguino è stato ad Amorgos dal 18 al 23 aprile 2012)

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Una Risposta a“Amorgos, il grande blu”

  1. ruggero ha detto:

    Bell’articolo!

Trackbacks/Pingbacks

  1. Amorgos, quel monastero è un miracolo | Il Pinguino Viaggiatore - [...] Su Amorgos potete leggere anche qua: http://www.ilpinguinoviaggiatore.it/2012/07/amorgos-il-grande-blu/ [...]
  2. Amorgos, il sorriso di sorella Irini | Il Pinguino Viaggiatore - [...] http://www.ilpinguinoviaggiatore.it/2012/07/amorgos-il-grande-blu/ [...]

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